Non esiste solo un problema di finanziarizzazione dell ‘economie.

Leggendo diversi autorevoli cultori del campo, sembra, che il problema  della globalizzazione, sia riconducibile esclusivamente alla finanziarizzazione dell’economia. La finanziarizzazione, s…

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Non esiste solo un problema di finanziarizzazione dell ‘economie.

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Leggendo diversi autorevoli cultori del campo, sembra, che il problema  della globalizzazione, sia riconducibile esclusivamente alla finanziarizzazione dell’economia.

La finanziarizzazione, senza tediare il lettore con un panegirico giro di parole,  è una quota che vale  forse nemmeno il 30% del problema, ma esiste un 70% e oltre del medesimo nefasto problema, che il cultore finanziario puro tende ad ignorare. Il motivo? Dove collega costui  il silos finanziario? Dove collega la questione reddito? Dove collega la questione lavoro? Lo vorrebbe collegare alla sola efficienza per caso?

La sola efficienza finanziaria, perchè alla fine dei lunghi ragionamenti, seguendolo passo passo, si arriva solo a questo.

Ma L’efficienza è un corollario di un concetto ancora più ampio che sta sopra ad ogni altra fattispecie, che è di proprietà esclusiva all’ente preposto ad esercitare una funzione di  ammortizzatore delle istanze, che genera, se fosse corretto solo l’intervento pubblico in economia.

L’intervento pubblico in economia, è il vero motore dei popoli e deve ESSERE IMPERFETTO non efficientato. Se fosse efficientato, non genera più  travasi di risorse, perchè tenderebbe sistematicamente a zero fra dare e avere.

Nel mezzo, se genera squilibrio o non lo generasse affatto,  al cultore finanziario non interessa.

In più, è matematicamente impossibile, tenere l’equilibrio e armonizzare le risorse ,appunto perchè non ha nessun mezzo per bloccare i prezzi in epoca di libero e assurdo “credo”  delle onnipotenti  leggi di  mercato ( immense asimmetrie create ad arte).

Senza un fermo del prezzo ( imposto ) il surplus va sempre nel ‘silos’ che esiste, ma nessuno pensa ad un efficace sistema che obbliga o a “svuotarlo” o a neutralizzarlo.

Questo è sempre stato  il problema dell’economia Americana, che ha generato per un eccesso di libertà ( apparente, come dimostrato da miliardi di parole scritte in centomila libri di famosi autori mondiali, che è inutile leggere, per trarre delle constatazioni fini a se stesse )  mostri di multinazionali che da sole fatturano quanto un quarto del pil Italiano e dentro hanno forze lavoro infinitesimali rispetto alla quota di reddito prodotto.

Queste piovre, si muovono esclusivamente per l’efficienza unilaterale del capitale, che comporta la sistematica acquisizione di altri sistemi che generano a loro volta, ulteriori capitali e non guardano più alla collateralità economica.

Collateralità economica, che comporta che il primo che ti consuma efficacemente il tuo prodotto, è proprio  il tuo operaio ( se sostituiamo il termine operaio con cittadino in cui è immerso il tuo operaio,o  la comunità’ composta dai cittadini in cui è immerso sempre il tuo operaio definiamo lo stesso soggetto e non cambia mai il concetto per definizione )  al quale, se non gli fai arrivare il reddito, è il primo che non lo consuma e vai fallito!!!!!!!! ( cioè va fallito il suo mercato di riferimento da cui è primordiale la sua nascita in quanto tale)

Alcuni imbecilli, ben han fatto e si sono trovati nel mondo  nuovi acquirenti dei loro prodotti, che nel loro mercato non sono nemmeno più abbordabili dagli operai ( nell’accezione di cui sopra ) che li dovrebbero comprare, in quanto ridotti e costretti  alla miseria dagli stessi che li hanno spolpati, ma questo non centra un fico secco con le ideologie, perchè il processo nefasto, è di uso devastante tanto nelle economie capitalistiche, quanto in quelle pianificate e non esiste verso per fermare questo procedere, nemmeno con delle guerre più ( forse )

Il non aver imposto a queste mega strutture del male, di distribuire i fatturati in base a coefficienti fissi, che avrebbero implicato avere obbligatoriamente la forza lavoro o nel caso contrario fortissime deterrenze impositive, che abbattevano a valle i fatturati,  ha dato definitivamente in oltre 120 anni di economia moderna la possibilità di potersi  costruire un ulteriore mostro che è per l’appunto il sistema della grande finanza mondiale di affari.

Finanza mondiale di affari, che ha preso in gestione queste risorse, ma non per investirle nell’economia reale, ma per lucrare immense fortune con i derivati, con le cartolarizzazioni, con l’acquisto dei beni pubblici e con altre diavolerie partorite da menti malvagi ( la mente malvagia è quella che ti produce un ordigno nucleare sapendo perfettamente che uccide milioni di esseri viventi all’istante, tanto per far un esempio calzante ), in quanto è assolutamente vero, che è una piovra che deve autoalimentarsi con altra moneta da rastrellare sui mercati, ma lo mette in atto ESCLUSIVAMENTE per non dare a nessun’ altro “silos” alcuna possibilità di costruire una ipotetica concorrenza contro  se stesso!

Il silos è esattamente  quella azienda, che attraverso il suo fatturato arricchisce un solo soggetto o pochissimi.

Domanda al cultore del solo aspetto della finanziarizzazione <  E chi lo stabilisce che quel soggetto debba investire?> AVREBBE UN OBBLIGO? AVREBBE UN DOGMA? AVREBBE UNA SPECIE DI NAVE SPAZIALE, CON CUI SAREBBE OBBLIGATO PER LEGGE A SOCCORRERE I POVERI DA CUI HA SUCCHIATO RISORSE NELLO SPAZIO SIDERALE IN CUI ESISTE?

SE E’ UN MISERABILE NO ( E LO SAPPIAMO TUTTI FRA I VOLPONI che e’ la sola risposta  ) DI COSA SI SCRIVE ALLORA?

Se è sempre no, la risposta che resta da dare,  è che  o si agisce nel togliere il silos di forza a chi lo ha truffaldinamente costituito, oppure  bisogna trovare un sistema, affinché nel silos non vadano più a finire i surplus di reddito.

All’interno degli stati, occorre esclusivamente fermare la concorrenza sui prezzi per generare surplus che vanno ai popoli e non solo  ricche distribuzioni di utili, ma che vanno sempre nella stessa tasca.

Quello che succede a valle o a monte del processo di armonizzazione delle istanze è una conseguenza, non la causa del problema.

luigi intorcia

CONSUMARE GLI ESSERI VIVENTI

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L’arte della dissoluzione..( decadenza inarrestabile )

E’ un piano ben preciso per demolire le democrazie evolute, gettare in crisi popoli, conquiste, benessere, diritti, attentare alla salute e all’ambiente.

Sono reali costrizioni che si utilizzano per schiacciare in un angolo, persone indifese e farne ciò che si vuole di loro.

Quello che sta avvenendo, ha radici precise.

Partono da quello che poteva avvenire  e che non avverrà,   che era per l’ appunto costruire grandi stati uniti, fortissimi economicamente, che costituivano dei pericoli esattamente contro quel potere che perdeva, con certezza assoluta una guerra che ha sempre avuto intenzione di imporre.

Avere la certezza assoluta di  tenere contro una massa indistinta di oltre  600  milioni di cittadini, era una battaglia persa sin dall’inizio.

50 o 60  milioni invece, o 14 ad esempio, sono entità più abbordabili. Far restare da soli interi popoli a combattersi fra loro e dividerli, per indebolire uno schieramento, demolendo il sistema principale, che tentava di tenerli insieme.

In alcuni stati  europei, attenti governanti, hanno clonato in ‘piccolo’ quel disegno e tentato un contrasto, non attaccando il despota che è ultra conosciuto e individuabile, ma attaccano altri popoli per un predominio apparente.

Anzi, sono  stati  sostenuti esattamente dall’impero del male a compiere quel delitto perfetto.

Più di 100 anni fa, si combattevano fra loro e si ammazzavano sui campi di battaglia era già da  meno di tre anni  dei 100 passati e si uccidevano fra loro  a milioni…

Inserita una tragedia, facilmente se ne inserì ancora un’altra dopo 30 anni nemmeno, altri milioni e milioni di morti, altri orrendi omicidi soprattutto nelle dittature che tentarono di ‘clonare’ il modello di distruzione di massa dei popoli, aggiornando il libro nero della storia, per arrivare a toccare da calcoli per difetto, oltre 200 milioni di morti  fra uccisioni in masse di popoli  interni alle nazioni rette da regimi dittatoriali assoluti  a cui si sommano  i morti di militari e civili  in guerre sanguinarie ove DIO non poteva e doveva  entrare e dove le sconfitte sono arrivate  semplicemente perché, la distruzione era maggiore della capacità di far imbracciare fucili a poveracci fatti o salire sui carri armati o su aerei o navi per bombardare e annientare intere città, in un sol colpo.

Guerre, che si sono fermate per l’offesa della distruzione, maggiore della produzione dell’attacco, fatto attraverso l’utilizzo di armamenti talmente tanto potenti,  che non si dava più il tempo di far crescere e addestrare altri eserciti, in quanto si erano CONSUMATI gli esseri viventi capaci di combattere  o si dovevano mandare  i bambini ad uccidersi fra loro.

Ma la frase che deve essere mantenuta in memoria è la seguente:< CONSUMATI gli esseri viventi capaci >.

Oggi, in quella Europa da cui sono arrivate due guerre mondiali  e che tentava di unificarsi, arrivano da calcoli presunti almeno 100 milioni di indigenti  fra cui 40 milioni  di poveri assoluti,  di cui solo in Italia siamo a 17 milioni, di cui 5 assoluti.

Poveri da tutte le parti, scarti dei processi produttivi, scarti dei processi finanziari, inutili zavorre che si devono eliminare, perché non stanno nel contenitore principale che si uniforma e produce quello che l’impero del male vuole. Un nuovo campo di concentramento e stavolta sui confini  nazionali, ci sono ancora di nuovo i fili spinati, ci mancano torrette armate di cannoni e mitragliatrici, ma ci stiamo arrivando, perché già esistono  porte da cui non si entra più, per i poveri che non hanno diritti, perché li perdono e basta. Perché esistono quelli che da porte della civiltà, non possono  tentare di pensare di arrivare, quelli si fanno morire direttamente nelle moderne marce della morte e in mezzo ai mari annegati a migliaia….

I nostri giovani, mai hanno trovato l’impossibilità materiale di vivere una vita. L’orrenda incapacità alla coesistenza, è una metamorfosi di una guerra vera combattuta con le armi tecnologiche estremamente sofisticate, che sta consumando esattamente le nuove generazioni, quelle che sostituivano gli adulti abili e arruolabili e li uccide in ogni forma possibile, prima non dando il lavoro, poi annichilendone la dignità, poi uccidendoli prima ancora e prima che possono  tentare di difendersi, quando stanno nelle pance della mamme…

Quando, stando della pancia delle mamme, gli  si leva il lavoro ai padri  e  poi alle mamme e   poi ai nonni e  poi agli zii  e ai  cugini in massa. Poi  fanno una legge e l’uccisione in massa diventa legale. Quanto più levi speranza, più non ci staranno le nuove leve e prima si disintegra la società, che mantiene quel sistema in efficienza.

L’efficienza,  era la massa dei popoli che non consumandosi mai, mantiene il ‘nemico’ in vita, capace di vincere ancora.

Poi all’improvviso, arrivano delle ulteriori minacce, altri sistemi di disgregazione sociale, perché quelle di prima forse non bastano. Deve essere distrutta la famiglia, perché nella famiglia, esistono le unità pure degli embrioni della  massa, che avendo la unione interna naturale,  sono inscalfibili e dunque  sono pericolose.

Allora, ecco che ci risiamo di nuovo e faremo una legge,  in cui le mamme non saranno mamme dei figli, i cui padri non saranno i padri e dove la mercificazione della vita, arriva a costituire il diritto alla distruzione dell’unità di base, ovvero quel piccolo ‘plotone’   di base, che unisce la massa, che  è la famiglia.

Qualcuno quando leggerà,  ci potrebbe vedere, dalla  morale cattolica  estesa  a quella atea, a quella del diritto o di quello che vi pare e piace, quella e queste  invece, sono delle miserabili mode della civiltà, ottusa ad essere ancora più  ottusa dalla fabbrica degli ottusi della ragione, che essendo plagiati, hanno perso la visione della vita, si adattano alla perfezione all’impero del male e arrivano nei governi a dettare leggi di distruzione dell’unità base. La famiglia.

Nei branchi di elefanti, dei leoni, delle tigri, degli uccelli, dei pesci, dei pinguini e in chissà  quante altre forme di vita a miliardi, nelle loro diversità, si uniscono le popolazioni dei branchi, di cui fanno parte e si difendono aria terra e acqua in una lotta che dura da 13 miliardi di anni dell’evoluzione dell’universo, da cui l’evoluzione della NATURA arriva ad oggi. Quindi, siamo delle caccole insignificanti, inutili  e dannose, che tentano di sovvertire la NATURA.

Cosa centra più la morale la fede, l’antimorale, con la natura? La risposta è assolutamente NULLA. Sono le mode, che interpretano la ‘metafora’ del  binario e lo fanno deviare al volere e al potere della ragione degli umani e fanno accettare la contro natura, come DIRITTO.

Eppure, le due guerre mondiali, qualcuno che leggerà e che non è capace di andare oltre il proprio naso, la verità effettiva, la interpreta liberamente come una volontà di una imposizione politica.

Eppure, chi è invece uno studioso profondissimo, conosce perfettamente, che le due guerre mondiali,  furono combattute esclusivamente per MOTIVI ECONOMICI,  che nulla hanno avuto a che fare con motivi politici,  le due guerre sono state combattute per accaparrarsi i beni con i diritti ( una semplice attività da ladri di polli in larga scala )  e se mai, essi erano i pretesti per scatenare il veleno fra esseri umani, che si dovevano uccidere fra loro obbligatoriamente.  Intere generazioni sterminate o meglio ‘consumate’  è stato il risultato STORICO.

Eppure chi ha la capacità di visione, non fa altro che rivedere lo stesso processo, che stavolta è ancora una volta esclusivamente, miserabilmente e  insulsamente ECONOMICO.

QUINDI CI RISIAMO……… O COSA CREDETE CHE SIA?

 

Cosa significa essere uniti

Capire, vedere, applicare, o più semplicemente comprendere uno spirito libero, per chi non è tale è quanto di più complicato sia.

Ma una/o schierata/o,  che accusi un altro che è un suo nemico, derivandolo esclusivamente da un contrasto, anche piccolo o per un semplice ragionamento, ( sempre sulla motivazione di un assunto, qualunque esso sia) , dove un persona normale si aspetterebbe la stessa identica  misura, nel rapporto di reciprocità,  è immediato o quasi . 

Iniziano i famosi  i tira e molla e per chiudere si spara un’accusa infondata, la solita detestabile e miserabile.

E da questo, il  discorso si  chiude all’istante. Uno di qua e l’ altro, per i fatti suoi.

Questo è il rapporto standardizzato fra i cittadini evoluti? 

Questa è  la realtà drammatica in cui ci imbattiamo tutti i giorni, ovvero la creazione della divisione anche su motivi futili ( immaginiamo cosa siano le questioni serie allora!! ) campeggia sulla ragione adombrando convinzioni sbagliate e senza alcun senso.

Avviene in ogni momento in ogni istante quasi  normalmente in  epoca nefasta come quella dei nostri giorni, la sorgente del pensiero ideologico deve essere eliminato, non solo da parte  alcuni cittadini, ma  da parte di un intero popolo, se si ha almeno l’ intenzione di scollarsi da dosso l’immensa difficoltà in cui ci dibattiamo da anni e anni .

La divisione deve essere colmata, con passi decisi verso l’unione degli intenti e poi,  far scaturire una vasta azione comune che è indispensabile e che ci spinge a compiere  con decisione, quel passo fondamentale  verso quella agognata meta, quella vera   speranza che tanti vogliono concretizzare, ma che non si raggiunge mai.

Lo scontro dialettico o il contraddittorio su argomenti ‘veri’ è soltanto nella corda di chi ha equilibrio mentale nel comprendere che l ‘altro non ci è contro, ma vuole come noi la stessa cosa.

Se non saremo in grado di eliminare la divisione ideologica fra individui, da questo buco nero, non ne usciremo mai.

La lucida follia di capi branco, che hanno instillato nelle menti l’odio, deve lasciare il passo alla ragione dell’agire per il bene comune, altrimenti non esiste a breve alcuna speranza o alcuna volontà  di uscire da un mare di fango in cui siamo immersi.

La violenza sull’indole umana alla coesistenza sia abbattuta dalla volontà a stare insieme è un obiettivo reale e poi si proceda spediti.

Tempo quasi finito o questa nostra nazione è perduta per chissà quanti anni ancora. 

Volere è potere. 

Luigi Intorcia

 

 

 

la più grande banca in Italia? E’ un ‘sacco’ piene di sorprese

unicredit-prevede-altri-6500-esuberi_82917000-c104-11e6-8ccd-14372c7bcbb7_new_rect_largeScrivere di una grande banca non è facile, scrivere delle sue attività, nemmeno, scrivere invece di cosa si escogita, per avvalorare quella politica del rallentamento finanziario si, quello è lampante e  molto semplice.

Aumento del capitale di 13 miliardi rispetto a quello precedente, ristrutturazione della sofferenza , cancellazione di oltre  800 sportelli e un piano di disinvestimento della forza lavoro pari a 14 mila dipendenti entro 4 anni. 

Unicredit, dunque  è già diventata un bancomat nelle mani dei principali speculatori europei, che non è più   di fatto una banca italiana.

Il tutto nel silenzio ( apparente) di questi anni.

Perché è una ganascia?

La risposta è di una banalità unica: da dove parte parte, può condizionare una scelta di politica economica, lucrando immense fortune finanziarie  nell’ordine di un buon 60% di tutto l’onere finanziario italiano diretto e dei servizi e costi inerenti.

Dei circa 230 miliardi fra costi ed oneri, Unicredit assorbe la fetta più grande in assoluto. Nei vasi comunicanti, può avere la facoltà di esercitare l’azione di un l’insider trading, condizionamento del mercato in automatico e non è reato, ma operazione legale.

Molto più complicato per spiegare in che consiste  la ganascia, che è l’impedimento a finanziare.

Impedimento , che impone colui che ha interesse  a spostare investimenti dall’Italia ( miliardi che non rendono ) all’estero,  che rendono molte volte in più.

Unicredit, non è più una banca di interesse nazionale, ma internazionale e fa parte pesantemente del problema.

L’arma della cacciata degli esuberi a migliaia, è la controprova , quella  più eclatante in assoluto, che la tecnologia applicata ai grandi sistemi finanziari, ha creato un danno collettivo conclamato.

Una sorta di  autarchia assoluta, cioè la possibilità di sopravvivenza autogena, indipendentemente dai mercati di produzione veri,  che è l’ultimo stadio dell’evoluzione del finanziarismo.

Ci chiediamo del motivo per cui l’economia non funziona? E’ questa una risposta valida fra le altre.

Bisogna porre la questione!

Uscire dal circuito dell’affaire finanziario ( buco nero Italiano )  e smetterla di far gongolare di miliardi e miliardi di euro, le tasche di autentici squali,  che stanno nemmeno più in Italia e che dissanguano le casse dello stato, ad un ritmo pari al 30% del gettito fiscale totale in un solo anno che si tramuta   in un saccheggio che perdura da minimo 30 anni.  Il risultato?

Circa 230 miliardi di euro in  costi  ogni anno e debito sovrano  che aumenta al ritmo di 50 miliardi all’anno, nonostante una deviazione complessiva di 9 punti di pil, che non andranno mai più nella produzione e  che costituisce un macigno che oggi vale nel complesso, poco meno di 2.230 miliardi di euro.

All’ingegno del cittadino, che prima aveva trasferito debito pubblico, nella sua sfera di interesse, oggi quella fetta va direttamente nelle casse di un vampiro che la occulta e i risultati nefasti, sono purtroppo la montagna quotidiana su cui vanno a schiacciarsi migliaia di cittadini al giorno, che diventano dei  poveri assoluti.

Fermare tutto questo è una questione emergenziale autentica.

Luigi Intorcia  

IL GIOCO DEL ‘PRIMA’

Se ti voglio rovinare che faccio?

Ti levo il lavoro…ma  forse non basta,  ti levo la possibilità di trovarlo, ma  forse non basta, allora provo ad appesantirti la società in genere, ma forse non basta. Allora ti metto più imposte, forse non basta, ma colpisce anche quelli che prima le pagavano e li metto in difficoltà, ma forse non basta, allora ti metto i pareggi dei bilanci statali   e se hai bisogno non avendo fondi…  dai, così lo stato non ti aiuta, ma forse non basta…

Allora metto in difficoltà le banche, così stando in difficoltà, perdono valore e si possono comprare più facilmente, forse non basta.

Allora, inizio a farti fallire le banche e ti costringo a non intervenire, cosi tutti perdono fiducia nelle banche e le persone non risparmiano e se non risparmiano le banche non investono e se non investono non finanziano se non finanziano le imprese vanno in deficit e se vanno in deficit licenziano i lavoratori.

Allora non basta, e quindi provo a farti modificare le leggi per cui quello che ti sto combinando grazie al potere che domina diventa tutto legale.

Forse non basta.

Allora ti costringo a creare un fondo che ti obbligo a foraggiare, ma se chiedi i soldi allo stesso fondo che hai contribuito a creare, con i tuoi soldi, siccome sono diventati miei grazie ad un trattato che ti  ho obbligato a firmare perchè altrimenti …   tenendoti in pugno con lo spread  sai…. dai non ti ricordi?

Ma dai,  che allora ci sono riuscito stavolta  e ti commissario uno Stato.

E ti avevo anche avvertito con la Grecia, che con me non dovevi scherzare….allora sei veramente imbecille

Il ‘prima’ allora era un gioco e ti ho fatto giocare, ma ora sei mio, perchè commissariandoti ti spolpo completamente e sei finito.

Il dilemma della metafora è che si ‘pagano’ lautamente pure  governi e   gli apparati statali, organi giudiziari , parlamenti senati e corti costituzionali per portare una Nazione come un topo dal gatto insieme a tutti i cittadini e la constatazione che ci sono riusciti ti arriva con tutta la sua violenza…. .

 

MA IO SONO ROSSO, TU SEI VERDE, TU GIALLO, NERO, TURCHINO, BIANCO ,CELESTE, BASSO ALTO LADRO, ONESTO PENSIONATO DONNA UOMO BAMBINO E ALLA FINE SCOPRI  CHE NON SEI ALTRO CHE UNA VITTIMA!!

 

A TUTTO QUESTO ‘PRIMA’ ESISTE UNA SOLA RISPOSTA:

DIMENTICARE DI ESSERE COLORATI DIVISI E FRAMMENTATI  E LOTTARE TUTTI QUANTI INSIEME PER ABBATTERLI DA CITTADINI E POPOLO.

FORSE SIAMO ANCORA IN TEMPO ………… UNA PRIMA PODEROSA RISPOSTA E’ STATA DATA E NON BISOGNA ABBASSARE LA GUARDIA.

viatutti11

 

 

 

 

 

ERA MODERNA? NO, ERA DI IMBECILLI

Terremoto? Dona due euro! Bambini alla fame nel mondo? Dona due euro! Lotta contro le malattie? Dona due euro! Leucemie? Dona due euro! Ricerca contro il cancro? Dona due euro!  differenziata? Pagala 10 volte in più perchè 9 volte deve lucrare qualche balordo! Acqua? Paga l’acqua a chi? Non lo sappiamo! Ma l’acqua di chi è? Non si sa…..

L’acqua sta diventando come la questione del petrolio, ne abbiamo a miliardi di metri cubi e ……….non è  più del cittadino che la dovrebbe usare,  tutelare e preservare dall’inquinamento, ma sta diventando la proprietà esclusiva  di Spa e multinazionali…. a cui lo stato vende la concessione per distribuirla. Quindi è fondamentale il tubo dove passa l’acqua che il balordo tenta di acquistare?

No, diventa fondamentale lo stato, che fa una legge che gli consente di concederla alla spa che a sua volta premia il politico, che fa approvare la legge quando il politico eletto dal suo popolo ha il ‘dovere’   di far  mandare in galera chi gli fa questa proposta e buttare la chiave, appunto perchè deve difendere i cittadini che ce lo hanno mandato a difenderli.

Se egli non è un demagogo  o  un anti populista ……però……… e non che accusi il suo stesso popolo di essere contro lo stato, nella proposta di indisponibilità del bene, il tutto,  per un supremo ‘diritto’ costituzionalmente sancito.

Se invece è un balordo, ( difficile pensare che non siano i più grandi fra i balordi ) al più tenta di far modificare una costituzione che è il baluardo insormontabile del bastardo, che gli ordina indirettamente di cedere l’acqua.

E nel mettere in atto questo piano  basta che  IL BALORDO GLI COMPRI IL DIRITTO DI COMPIERE UN DELITTO VERO E PROPRIO, DEPENALIZZANDO IL REATO O PEGGIO COSTITUIRE UN NUOVO DIRITTO CHE LA NATURA NON HA CONCESSO A NESSUNO DI DETENERE TANTO MENO AL POLITICO.  

Questi sono piccolissimi esempi da era moderna degli imbecilli planetari, ad ogni latitudine, si scambia la necessità per moneta. Moneta standard. ” EURO 2″ e passa la nottata, ci sentiamo bene è felici di aver donato qualcosa…?

Fame nel mondo? I prodotti si pagano con la moneta. Qualcuno spreca tempo risorse e sudore, dunque deve essere pagato per quello che fa, ma a chi non ha nemmeno la moneta, non avendola, non mangia e quindi esiste la fame.

Ok,  ma allora andiamogli a mettere a posto l’agricoltura ove possibile! Mettiamoli a lavorare per loro non per noi!

Non va bene!

Perché se li mettiamo a lavorare, producono e se producono, hanno reddito e se hanno reddito, possono  acquistare il cibo e quindi mangiare. Come li domino? Non facendoli mangiare, non facendogli avere reddito, non dandogli la produzione, non dando lavoro. L’equazione è questa.

Ma se qualcuno la domina e la sta dominando sempre a suo favore, sempre di più, perchè non gli basta soltanto un mezzo mondo alla fame,  egli bastardo, lo vuole completamente alla fame il detto ‘mondo’ per dominare incontrastato.

Capitalismo, liberismo, fascismo,  comunismo, rivoluzione, sommosse, democrazia , opulenza,  modernità e guerra  in loro e per loro, non significano un fico secco. 

Una era di imbecilli  come questa, uccide al ritmo di quasi 3 milioni di bambini,  al mondo ogni anno. Una strage che a confronto, Erode era un dilettante allo sbaraglio. 

Muoiono per il non possedere una moneta?  Muoiono perchè non la devono avere? MAI?

 MA SE NON VUOI FARLI MORIRE DONA DUE EURO

 e dopo stai bene!!!

Ma se ti crolla casa per il terremoto, non la puoi costruire perchè non hai la moneta,  ovvio,  la sfiga costa, mica è gratis.

E nei paesi con il petrolio? Ma si, quelli dove sta a fiumi?

Bene, li i calpestatori proprietari dei medesimi ( ma non hanno mica il diritto di proprietà, sarebbe un regalo!!!! Cavolo li vogliamo rendere anche intelligenti? Non esiste! ) di  ultra fantastici giacimenti , muoiono letteralmente di fame, perchè arriva la multinazionale succhia il petrolio, spargendo prima il veleno sul medesimo  e poi se lo va a bruciare nelle comunità industrializzate, le quali marciano in questo regime finanziario per portare la moneta agli stessi che hanno le multinazionali i quali levano la risorsa a chi decidono di levargliela e scelgono loro dove  farlo bruciare perchè rende molta più moneta?

Ora, per tornare invece nella nostra drammatica situazione, il lettore molto attento, cosa deve capire dalla morale che  fornisce o restituisce, questa orrenda sequela di imbecillità?

NON E’ SOLO EGOISMO A QUANTO PARE!  E’ SOLTANTO IL DOMINARE?

STATI CHE DOMINANO ALTRI PER PERMETTERE AI CITTADINI CHE VI SI RISIEDONO, DI AVERE QUELLO CHE ALTRI NON HANNO.

QUINDI BASTA AVERE UNO STATO CHE GARANTISCE IL DOMINIO E I CITTADINI CHE MANTENGONO STATI DOMINANTI STANNO DA DIO?

E DOVE STA QUESTO PARADISO TERRESTRE? PERCHÉ PER QUANTO SI POSSA CERCARE SULLA FACCIA DELLA TERRA, NON ESISTE QUESTO PARADISO.

QUELLO CHE ESISTE PESANTEMENTE, E’ L’ENTITÀ CONOSCIUTA BENISSIMO,  CHE DETIENE L’EQUAZIONE E CHE OGGI STA PUNTANDO ANCHE AL NOSTRO PAESE CHE NON HA PIÙ NESSUNA DIFESA, PER NON FARLA SCENDERE NELL’OBLIO DELLA DECADENZA IN QUANTO QUALCUNO VUOLE FARCELO STARE ESATTAMENTE COSI’ QUESTO PAESE CON TUTTI I SUOI CITTADINI.

L’EQUAZIONE DUNQUE, SI RISOLVE LEVANDO LA FACOLTÀ DI ESERCITARE QUEL CALCOLO ORRENDO  DALLE MANI DI CHI LO DETIENE, PER SALVARE NOI STESSI E POI SALVARE TUTTI GLI ALTRI,  SE SIAMO CONSAPEVOLI DI VIVERE IN UNA CIVILTÀ’ EVOLUTA E A DIMENSIONE DI UOMO, NON IN QUELLA A DIMENSIONE MONETARIA.

Pertanto, la ricetta è la moneta è per tutti, non per le sole banche che per tenerla nei forzieri, sta uccidendo milioni di esseri viventi nel mondo.

Una banca deve avere funzioni precise, non la fabbrica dei sogni chiusa in spesse corazze di acciaio a prova di bomba.

Quanto vale una cassaforte rispetto ad una sola vita umana? ZERO! 

 

 

 

 

 

 

 

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CONCIATI COSI’ NON SI VA DA NESSUNA PARTE!

Bankitalia: a fine 2011
crollo degli investimenti esteri

Via Nazionale conferma che a dicembre dello scorso anno c’è stata una fuga dei titoli di stato sia da parte degli investitori italiani che da quelli stranieri che hanno allocato altrove risorse per 24 miliardi di euro

MILANO – Crollo a fine 2011 degli investimenti esteri in titoli italiani. E’ quanto emerge dal supplemento al bollettino statistico di Bankitalia “Bilancia dei pagamenti e posizione patrimoniale sull’estero”.

Nel mese di dicembre i residenti hanno effettuato disinvestimenti netti da titoli di portafoglio esteri per 10,5 miliardi. I non residenti hanno effettuato disinvestimenti netti per 24,0 miliardi, determinati interamente da vendite nette di titoli di debito (23,5 miliardi), da porre in connessione alle tensioni sui debiti sovrani dell’area dell’euro.

Nel mese di dicembre i non residenti hanno effettuato investimenti diretti in Italia per 3,2 miliardi, i residenti investimenti pari a 5,3 miliardi. Nei dodici mesi terminanti in dicembre il saldo ha registrato deflussi netti per 23,0 miliardi, in gran parte dovuti a rilevanti operazioni di rimborso o erogazione di prestiti da parte di imprese italiane verso le controllate estere.

Banca d’Italia informa anche che nei dodici mesi terminati in dicembre il disavanzo del conto corrente (50,6 miliardi di euro) della bilancia dei pagamenti si è ridotto rispetto al mese precedente. Il miglioramento rispetto a dicembre 2010, pari a 3,5 miliardi, è dovuto soprattutto alla riduzione dei disavanzi nei beni e nei servizi.

(22 febbraio 2012)

Investimenti: torna la fiducia degli stranieri nell’Italia

13 agosto 2015

FOCUS BNL – Nuovo equilibrio nella bilancia dei pagamenti italiana – Tornano gli investimenti degli stranieri sui titoli pubblici del nostro Paese dopo anni difficili, ma anche gli italiani hanno ripreso ad investire di più sui titoli esteri: nel I trimestre 2015, lo stock degli investimenti italiani all’estero ha raggiunto i 565 miliardi di euro.

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italia

Nei mesi più difficili della crisi, le preoccupazioni per la tenuta dei conti avevano portato gli stranieri ad allontanarsi dall’economia italiana. Tra il 2010 e il 2012, i disinvestimenti netti di titoli pubblici avevano superato i 110 miliardi di euro e la raccolta netta sull’estero delle banche si era ridotta di oltre 120 miliardi.

In quegli anni, era emerso un profondo squilibrio nella bilancia dei pagamenti italiana, nonostante il deficit corrente avesse iniziato a ridursi dal massimo del 3,5% del Pil raggiunto nel 2010. Per compensare il minore afflusso di risorse dall’estero, un nuovo equilibrio era stato trovato ricorrendo al finanziamento sul conto intrattenuto dalla Banca d’Italia presso la Bce (TARGET2). In condizioni normali il saldo di questo conto si muove intorno allo zero. Ad agosto del 2012, il disavanzo aveva raggiunto i 289 miliardi di euro.

Negli ultimi anni, la situazione è migliorata. Il saldo corrente è divenuto positivo, con un avanzo che nel 2014 si è avvicinato al 2% del Pil. Lo scorso anno ha visto, inoltre, il ritorno degli stranieri sui titoli italiani, con oltre 50 miliardi di euro investiti in titoli pubblici e quasi 10 in obbligazioni bancarie. I primi mesi del 2015 hanno confermato queste favorevoli tendenze. Il ritorno dell’investimento straniero, insieme ad un nuovo equilibrio del conto corrente, ha favorito la riduzione della posizione debitoria della Banca d’Italia presso la Bce. Il saldo sul TARGET2 è sceso stabilmente al di sotto dei 200 miliardi di euro.

Rimangono lontani i valori di equilibrio degli anni precedenti la crisi. Le ragioni sono diverse. Una parte della risposta può essere trovata nelle scelte di investimento degli italiani. Gli stranieri sono tornati ad investire in Italia, ma gli italiani hanno ripreso a guardare all’estero con maggiore intensità del passato. Nei primi cinque mesi del 2015 oltre 80 miliardi di euro sono stati trasferiti fuori dall’Italia per investimenti di portafoglio, aggiungendosi ai quasi 100 del 2014.

Da non sottovalutare, inoltre, la difficoltà che l’Italia continua ad avere nell’attrarre investimenti diretti dall’estero. Una difficoltà che si confronta con la tendenza degli italiani ad accrescere sempre più gli investimenti effettuati all’estero per l’organizzazione di nuove attività produttive o per l’acquisto di partecipazioni di controllo in aziende straniere. Negli ultimi sette anni, a fronte di oltre 160 miliardi di euro di investimenti all’estero degli italiani, quelli esteri in Italia si sono fermati intorno ai 60 miliardi. Nel I trimestre 2015, lo stock degli investimenti italiani all’estero ha raggiunto i 565 miliardi di euro, mentre quello degli investimenti esteri in Italia è risultato inferiore ai 420 miliardi.

Il ritorno ad una condizione di equilibrio dei conti con l’estero italiani passa, dunque, oltre che per il consolidamento della fiducia degli stranieri nel nostro Paese, per un ritrovato interesse degli italiani nella loro economia.

Conto corrente: da un profondo deficit ad un ampio surplus

All’inizio degli anni Duemila, i conti con l’estero dell’Italia avevano iniziato a mostrare una tendenza verso un graduale peggioramento. Il saldo del conto corrente, dato dalla differenza tra i crediti (che comprendono gli importi incassati dall’estero per l’esportazione di merci o servizi e per il pagamento di redditi da lavoro e da capitale) e i debiti (che comprendono gli importi trasferiti verso l’estero per le stesse tipologie di operazioni), era divenuto negativo nel 2002. Negli anni successivi, un aumento dei debiti maggiore di quello dei crediti aveva determinato un ampliamento del deficit, passato dallo 0,3% del Pil all’1,4% nel 2007. La prima parte della crisi aveva visto un ulteriore peggioramento: una caduta dei crediti più ampia di quella dei debiti aveva determinato un aumento del deficit, che, nel 2010, aveva superato i 55 miliardi di euro, il 3,5% del Pil.

Nella seconda parte della crisi, la situazione è cambiata: la domanda interna si è mantenuta debole, mentre quella estera ha iniziato a rafforzarsi. Nel 2013, il saldo di parte corrente è tornato positivo, per poi registrare un avanzo prossimo ai 31 miliardi nel 2014. In soli quattro anni, il miglioramento del saldo corrente ha superato gli 85 miliardi: da un deficit del 3,5% del Pil ad un surplus dell’1,9%. Oltre l’80% di questo miglioramento è spiegato dall’aumento dei crediti, cresciuti di più del 15%, a fronte di un calo dei debiti di poco superiore al 2%. Questa tendenza è proseguita nei primi mesi del 2015: tra gennaio e maggio, l’avanzo corrente si è avvicinato ai 9 miliardi di euro, a fronte dei 3,5 dello stesso periodo del 2014.

Il saldo di parte corrente della bilancia dei pagamenti italiana

Guardando le singole componenti del conto corrente, emerge con chiarezza come le merci spieghino la parte prevalente di questo miglioramento, con il relativo saldo passato da un deficit superiore ai 20 miliardi di euro nel 2010 ad un avanzo prossimo ai 50 miliardi nel 2014. In termini di Pil, da un deficit dell’1,4% ad un surplus del 3,1%, grazie al calo delle importazioni, frutto dell’indebolimento della domanda interna, ma soprattutto come risultato dell’aumento delle esportazioni. Nei primi cinque mesi del 2015, il saldo delle merci è stato pari a 20,7 miliardi, a fronte dei 16,7 del 2014.

Durante gli ultimi anni, la bilancia dei pagamenti italiana ha beneficiato anche del miglioramento del conto dei servizi. Il saldo, strutturalmente negativo, si era stabilizzato nella prima parte della crisi intorno ai 10 miliardi di euro. Nel 2013 e nel 2014, è stato registrato un leggero surplus. Nel comparto dei viaggi, l’avanzo è passato da 8,8 miliardi nel 2010 a 12,5 miliardi nel 2014. Il leggero aumento dei debiti, legato alle spese degli italiani per viaggi all’estero, è stato più che compensato dalla crescita dei crediti, con un incremento dell’esborso degli stranieri in Italia superiore al 15% nel complesso degli ultimi quattro anni, da 29 ad oltre 34 miliardi.

Aumentano gli investimenti diretti all’estero degli italiani

Oltre al conto corrente, che, registrando tutte le operazioni aventi per oggetto merci, servizi o redditi, viene normalmente considerato per rappresentare i conti con l’estero di un paese, la bilancia dei pagamenti si compone anche del conto finanziario, nel quale vengono contabilizzate le movimentazioni di natura finanziaria, finalizzate sia alla realizzazione di investimenti diretti sia alla semplice conclusione di investimenti di portafoglio o al trasferimento di risorse finanziarie per operazioni quali, ad esempio, la concessione di prestiti.

Il saldo del conto finanziario è dato dalla differenza tra quanto gli italiani investono all’estero e quanto gli stranieri investono in Italia. All’interno della bilancia dei pagamenti, i due saldi, quello corrente e quello finanziario, sono tra loro strettamente collegati: un deficit corrente si accompagna generalmente ad un saldo negativo di quello finanziario, risultato del maggiore afflusso di risorse dall’estero necessario a finanziare lo squilibrio corrente.

Il saldo del conto finanziario della bilancia dei pagamenti italiana

In Italia, per lungo tempo, il conto finanziario ha registrato un saldo negativo, come conseguenza del persistente deficit corrente. All’inizio degli anni Duemila, il disavanzo del conto finanziario, frutto di un afflusso di capitali dall’estero più ampio delle risorse trasferite all’estero dagli italiani, risultava pari a circa 5 miliardi di euro. Nel corso degli anni Duemila, il disavanzo si era ampliato, avvicinandosi a 90 miliardi nel 2010, il 5,5% del Pil. Negli ultimi quattro anni, come per il conto corrente, anche il conto finanziario ha mostrato un miglioramento: il saldo è divenuto positivo nel 2013, per poi superare i 50 miliardi di euro nel 2014. Dietro questo andamento vi sono motivazioni differenti, che vanno ad interessare le singole componenti del conto finanziario.

Gli investimenti diretti, ad esempio, registrano generalmente un saldo positivo, rappresentativo della difficoltà del paese nell’attrarre un volume di investimenti dall’estero capace di compensare quelli realizzati all’estero dagli italiani. Questa tendenza è apparsa particolarmente evidente durante la crisi. Tra il 2000 e il 2007, gli italiani avevano effettuato in media ogni anno poco più di 28 miliardi di euro di investimenti diretti all’estero, con un massimo di quasi 90 miliardi nel 2007. Nello stesso periodo gli investimenti esteri in Italia si erano fermati poco sotto i 26 miliardi. Dallo scoppio della crisi entrambi i flussi si sono ridotti, ma con intensità differente. Quelli italiani all’estero si sono mantenuti su livelli elevati, con oltre 20 miliardi di investimenti medi all’anno.

Quelli esteri in entrata sono, invece, scesi al di sotto dei 10 miliardi, registrando, sia nel 2008 sia nel 2012, valori addirittura negativi, rappresentativi di disinvestimenti netti. Nel 2014, gli investimenti italiani all’estero sono stati pari a quasi il doppio di quelli esteri in Italia. Nel complesso degli ultimi sette anni, a fronte di oltre 160 miliardi di euro di investimenti effettuati dagli italiani all’estero, quelli esteri in Italia si sono fermati poco sopra i 60 miliardi. Questa tendenza è proseguita anche nella prima parte di quest’anno: tra gennaio e maggio, gli investimenti all’estero degli italiani si sono avvicinati agli 11 miliardi, mentre quelli esteri in Italia si sono fermati sotto i 5 miliardi.

Tornano a crescere gli investimenti di portafoglio all’estero degli italiani

Diverso appare, invece, il contributo svolto dagli investimenti di portafoglio nella composizione del conto finanziario. Il saldo di questa voce, dato dalla differenza tra quanto gli italiani investono all’estero, per operazioni di gestione della propria liquidità non finalizzate alla realizzazione di investimenti diretti, e quanto gli stranieri investono in Italia, è risultato negli anni strutturalmente negativo, con l’esclusione di quanto accaduto nel biennio 2010-11. Guardando l’andamento delle singole voci, appare evidente l’effetto della crisi dei debiti sovrani, sulle scelte di investimento sia degli stranieri in Italia sia degli italiani all’estero.

Tra il 2000 e il 2009, gli stranieri investivano in media ogni anno 65 miliardi di euro di nuove risorse in strumenti finanziari italiani. Le tensioni sui mercati hanno colpito la fiducia degli investitori: tra il 2010 e il 2012, le preoccupazioni per la tenuta dei conti del paese hanno portato a disinvestimenti netti per oltre 90 miliardi di euro. Negli ultimi anni, si è, però, assistito ad un ritorno della fiducia, con quasi 100 miliardi di nuove risorse investite nel solo 2014, dopo gli oltre 35 dell’anno precedente. I primi mesi del 2015 hanno confermato questa tendenza, sebbene con una leggera attenuazione rispetto a quanto era stato registrato nello stesso periodo del 2014.

L’attenzione degli italiani per gli investimenti di portafoglio all’estero è risultata sempre meno intensa di quella mostrata dagli stranieri per le attività finanziarie italiane: tra il 2000 e il 2010, ogni anno venivano investiti in media 40 miliardi di euro di nuove risorse. Nel pieno della crisi, i disinvestimenti degli stranieri hanno portato gli italiani a compiere scelte simili, anche come conseguenza della necessità di sostituire le risorse che venivano a mancare, con vendite nette che nel solo biennio 2011-12 hanno superato i 90 miliardi. Negli ultimi due anni, il ritorno dei mercati verso condizioni di normalità ha portato gli italiani ad investire oltre 100 miliardi di nuove risorse in attività estere. Tra gennaio e maggio del 2015, gli acquisti all’estero degli italiani hanno accelerato, con più di 80 miliardi destinati ad investimenti di portafoglio.

Guardando le scelte di portafoglio degli stranieri in Italia emerge un’attenzione particolare per i titoli di debito a lungo termine, soprattutto quelli pubblici e quelli bancari. L’investimento in azioni risulta, invece, poco rilevante. Prima della crisi dei debiti sovrani, gli stranieri investivano ogni anno in media oltre 30 miliardi di euro di nuove risorse in titoli pubblici e circa 15 miliardi in obbligazioni bancarie. Tra il 2010 e il 2013, l’uscita dal mercato dei titoli pubblici è apparsa evidente, con disinvestimenti netti complessivi per oltre 100 miliardi. Anche i titoli bancari hanno sofferto, perdendo più di 20 miliardi. Il 2014, ha visto un forte ritorno degli stranieri sui titoli italiani: oltre 50 miliardi di nuove risorse sono state investite in titoli pubblici e quasi 10 nelle obbligazioni bancarie. Questa rinnovata attenzione è proseguita anche nei primi mesi del 2015.

L’interesse degli italiani per i titoli stranieri appare, invece, concentrato sul comparto dei titoli di debito a lungo termine e su quello dei fondi comuni. Negli ultimi quindici anni, gli italiani hanno destinato in media ogni anno quasi 30 miliardi di euro di nuove risorse ai fondi comuni esteri. Nel solo biennio 2013-14, ne sono stati investiti oltre 100, ai quali se ne sono aggiunti altri 50 nei primi cinque mesi del 2015. L’acquisto di titoli di debito a lungo termine esteri ha, invece, seguito un andamento che ha riflesso quanto accaduto al portafoglio di titoli italiani detenuti da investitori stranieri. Fino al 2009 venivano registrati ogni anno in media acquisti netti superiori ai 25 miliardi; tra il 2010 e il 2013, i disinvestimenti hanno raggiunto i 150 miliardi, mentre nell’ultimo anno e mezzo si è assistito ad un ritrovato interesse da parte degli italiani per questa tipologia di investimento.

Rimane ampio il disavanzo dell’Italia sul TARGET2

Nella bilancia dei pagamenti sono, dunque, riportate tutte le transazioni, commerciali e finanziarie, che un paese conclude con il resto del mondo. In condizioni normali, i movimenti commerciali trovano contropartita in quelli finanziari. Un deficit di parte corrente pone il paese nella necessità di reperire le risorse necessarie, ad esempio, finanziando il disavanzo con la vendita a soggetti esteri di titoli pubblici, obbligazioni private o qualsiasi altra tipologia di strumento finanziario. Qualora, però, nei mercati si sviluppino tensioni, frutto anche di una crisi di fiducia tra i diversi paesi, possono sorgere problemi nel trasferimento di risorse, rendendo complesso il raggiungimento di una condizione di equilibrio.

In questa situazione, la soluzione viene trovata con spostamenti di risorse tra le banche centrali nazionali e la Bce. Questi movimenti trovano rappresentazione nel saldo del sistema dei pagamenti transeuropeo (TARGET2). In condizioni normali il saldo si muove intorno allo zero; durante la crisi dei debiti sovrani la situazione è apparsa differente; oggi, sebbene vi siano miglioramenti, non si è ancora tornati ad una situazione di normalità.

Fino a tutta la prima parte della crisi, nonostante un ampio deficit corrente, l’Italia riusciva a trovare una condizione di equilibrio nei conti con l’estero attraendo un flusso adeguato di risorse. Già nel 2010 erano, però, emersi alcuni segnali di difficoltà, risultato della crisi greca che viveva uno dei primi momenti di tensione. Successivamente, la situazione è divenuta più complessa, portando gli investitori esteri a disinvestire oltre 100 miliardi di euro in titoli pubblici nel biennio 2011-12. Le tensioni hanno interessato anche il sistema bancario, con la raccolta netta sull’estero ridottasi in due anni di oltre 120 miliardi di euro.

Come prima contropartita di questo deflusso di risorse, tra il 2011 e il 2012, gli italiani hanno disinvestito quasi 100 miliardi di euro di titoli esteri precedentemente acquistati. L’equilibrio all’interno della bilancia dei pagamenti è stato, però, trovato ricorrendo al finanziamento sul conto intrattenuto dalla Banca d’Italia presso la Bce: il saldo sul TARGET2, su livelli di equilibrio negli anni precedenti, è divenuto negativo, avvicinandosi ai 200 miliardi a dicembre 2011 per poi toccare il livello massimo di 289 miliardi a agosto 2012.

La situazione ha poi iniziato gradualmente a migliorare. È tornato l’interesse sui titoli del debito pubblico, con acquisti netti superiori a 70 miliardi di euro nel biennio 2013-14. Gli investimenti esteri in titoli privati italiani sono tornati a crescere. Il saldo corrente è migliorato, registrando un surplus dopo anni di deficit. Gli italiani hanno, però, ricominciato ad acquistare titoli esteri più intensamente di prima, con deflussi che nel solo 2014 si sono avvicinati ai 100 miliardi. Il saldo sul TARGET2 è sceso nella seconda metà del 2014 al di sotto dei 200 miliardi, rimanendo, però, su livelli elevati.

Il miglioramento è proseguito anche nei primi mesi del 2015, con un interesse costante da parte degli stranieri sia per i titoli pubblici sia per quelli privati. La raccolta netta sull’estero delle banche è risultata positiva, sebbene frenata dalla possibilità di ottenere risorse tramite le operazioni di rifinanziamento a più lungo termine presso la Banca d’Italia. Il saldo sul TARGET2 si è, invece, stabilizzato intorno ai livelli raggiunti in precedenza. Ha continuato a pesare, tra le altre cose, un deflusso di risorse per l’acquisto di titoli esteri da parte degli italiani, che, nei primi cinque mesi dell’anno, ha superato gli 80 miliardi, oltre ad un volume di investimenti diretti all’estero degli italiani stabilmente maggiore di quello degli stranieri in Italia. Un saldo del TARGET2 intorno allo zero, come accadeva negli anni precedenti la crisi, rimane, dunque, lontano.

Una posizione patrimoniale netta sull’estero da seguire con attenzione

Tutti i movimenti contabilizzati nel conto finanziario contribuiscono a determinare la posizione patrimoniale sull’estero di un paese, che fornisce una rappresentazione della consistenza delle attività estere detenute dagli italiani e delle passività italiane detenute da stranieri. La posizione patrimoniale netta sull’estero, data dalla differenza tra le attività e le passività, descrive il grado di dipendenza di un paese dal resto del mondo nel reperire le risorse finanziarie necessarie per l’equilibrio dei conti con l’estero ed è per questo motivo uno dei parametri considerati nella procedura degli squilibri eccessivi della Commissione europea, con una soglia di allerta fissata al 35% del Pil.

Negli ultimi quindici anni, la posizione patrimoniale netta sull’estero dell’Italia è risultata costantemente negativa, come conseguenza del persistente deficit di parte corrente, che ha posto il Paese nelle condizioni di dover attrarre capitali dall’estero. Nel 2000, il valore delle attività estere detenute dagli italiani superava i 1.200 miliardi di euro. Le passività italiane detenute da stranieri valevano quasi 1.300 miliardi. Il saldo netto della posizione patrimoniale sull’estero dell’Italia risultava negativo per circa 90 miliardi, poco più del 7% del Pil. Negli anni successivi, l’aumento delle passività è risultato stabilmente più forte di quello delle attività.

All’inizio della crisi, il saldo negativo aveva superato i 400 miliardi, per poi avvicinarsi ai 500 miliardi nel 2013, il valore più alto dall’inizio degli anni Duemila. Il surplus di parte corrente registrato negli ultimi anni ha favorito una riduzione del saldo negativo della posizione patrimoniale sull’estero dell’Italia, risultato pari a quasi 480 miliardi alla fine del I trimestre 2015, un valore stimato in poco meno del 30% del Pil. A marzo 2015, il valore delle attività estere detenute dagli italiani ha superato i 2.300 miliardi di euro, mentre quello delle passività italiane detenute da stranieri si è avvicinato ai 2.850 miliardi. In quindici anni, le attività sono quasi raddoppiate, mentre le passività sono cresciute del 120%.

La posizione patrimoniale netta sull’estero negativa è il risultato di situazioni differenti tra le diverse componenti dei conti. Gli investimenti diretti esteri presentano, ad esempio, un saldo positivo, risultato prevalentemente di quanto accaduto durante la crisi. Tra il 2000 e il 2007, lo stock di investimenti diretti effettuati all’estero dagli italiani cresceva da 215 a 376 miliardi di euro, un ritmo di sviluppo simile a quello degli investimenti diretti effettuati in Italia da stranieri, passati da 164 a 343 miliardi. Durante la crisi, quelli italiani all’estero hanno rallentato, continuando, però, a crescere in maniera significativa e raggiungendo i 565 miliardi di euro nel I trimestre 2015. Quelli esteri in Italia hanno, invece, sensibilmente decelerato, fermandosi sotto i 420 miliardi.

In nove anni, si è accumulata una distanza tra lo stock di investimenti diretti effettuati dagli italiani all’estero e quello degli investimenti esteri in Italia prossimo ai 150 miliardi, circa il 10% del Pil. Guardando la tipologia degli strumenti finanziari utilizzata per effettuare le singole operazioni emerge come gli investimenti all’estero degli italiani si concentrino nel comparto delle azioni non quotate, descrivendo un processo di internazionalizzazione produttiva, che ha accelerato in risposta alle difficoltà della crisi.

Diversa, invece, la situazione degli investimenti di portafoglio, che presentano un saldo costantemente negativo. Nel I trimestre 2015, il valore delle attività estere complessivamente detenute dagli italiani sotto forma di investimenti di portafoglio ha superato i 1.000 miliardi di euro, mentre quello delle passività italiane possedute da stranieri si è avvicinato ai 1.500 miliardi. Guardando i due portafogli emergono evidenti differenze. Gli italiani preferiscono acquistare quote di fondi comuni esteri, ai quali destinano oltre 500 miliardi di euro. Un peso significativo viene attribuito anche alle obbligazioni societarie, mentre poco rilevante appare sia l’investimento in azioni sia quello in titoli del debito pubblico. Gli stranieri preferiscono, invece, investire in titoli pubblici italiani, destinandovi oltre 860 miliardi di euro.

E’ l’export del risparmio il vero made in Italy

C’è chi lavora per portare soldi in Italia, contribuendo con il suo impegno all’export di beni e servizi per far apprezzare in tutto il mondo il made in Italy, ma c’è anche chi sta lavorando con altrettanto ed ancora maggiore successo per portare all’estero il risparmio degli italiani. Va da sé che non si tratta degli stessi denari, ma di un problema di allocazione delle risorse e di opportunità di investimento: se l’Italia è tornata vincente nella competizione internazionale quando si tratta di commercio, si sta desertificando dal punto di vista degli impieghi di portafoglio. Non solo non attrae capitali esteri, ma esporta quote crescenti del suo risparmio interno.

E’ un tema altamente politico, per via del trend strutturale che sta assumendo, visto che incide negativamente sui processi di crescita dell’economia reale. Non c’è più, sullo sfondo, un problema di sfiducia o peggio il timore per la stabilità del debito pubblico, ma il congiunto operare di tre fenomeni. C’è l’attivismo delle firme straniere che operano nella raccolta del risparmio attraverso fondi di investimento, che erode il tradizionale impiego in depositi bancari ed obbligazioni retail emesse da questi istituti. Conta assai, poi, il venir meno nel giudizio comune del valore dell’investimento immobiliare, colpito senza remore dalla tassazione e dal refrain ambientalista incentrato sul consumo del suolo dovuto ad un modello di espansione edilizia che procede in orizzontale piuttosto che in verticale: è stato travolto il tradizionale modello rappresentato, temporalmente e funzionalmente, dalla accumulazione del risparmio, dall’acquisto della casa e dal pagamento del mutuo contratto a complemento.

Il mercato dei mutui, in ripresa, è prevalentemente sostenuto dalle surroghe. In terzo luogo, si sconta la trasformazione improvvida e mal preparata del nostro sistema bancario, storicamente fondato su aziende di credito abilitate solo al credito commerciale a breve ed in territori limitati. La liberalizzazione del credito, che ha interessato prima il versante della raccolta e poi quello degli impieghi con l’adozione della banca universale, è stata bilanciata dalle aggregazioni, ma senza che queste sviluppassero una adeguata capacità di assistere le piccole e medie imprese nel necessario processo di crescita, capitalizzazione e di trasformazione dell’orizzonte temporale del credito. La banca, infine, ha progressivamente perso il ruolo di fiduciario dell’imprenditore, per trasformarsi dapprima in un partner sempre più esoso e poi una sorta di agente del Fisco.

Gli italiani stanno aumentando i propri investimenti all’estero ad una velocità ben superiore a quella con cui accumulano saldi attivi della bilancia commerciale. Il conto finanziario della bilancia dei pagamenti, che riguarda principalmente gli investimenti diretti e quelli di portafoglio, mostra ormai da due anni un andamento del saldo attivo progressivamente crescente. Sempre più spesso, il saldo finanziario è superiore rispetto a quello del conto corrente, che riguarda invece i movimenti di merci, servizi e redditi.

Già nel 2014 il saldo del conto finanziario è stato positivo, di ben 46 miliardi di euro: di questo ammontare, quindi, il flusso degli investimenti italiani all’estero ha superato quello dei non residenti in Italia. Nello stesso anno, il conto corrente ha mostrato un saldo attivo di 31 miliardi (+49 per merci, -0,5 per servizi, -17 per redditi primari e secondari). Il saldo negativo della componente redditi secondari (che in passato erano classificati come “trasferimenti”) deriva dal fatto che l’Italia paga all’estero, al di là delle rimesse degli immigrati (circa 6 miliardi di euro l’anno), interessi e dividendi per un ammontare ben superiore rispetto a quanto incassa dall’estero allo stesso titolo. Ciò, a sua volta, deriva dal fatto che la posizione finanziaria netta sull’estero dell’Italia è negativa: a giugno scorso, il saldo passivo è stato pari al 26,7% del Pil. Alla fine del primo trimestre, il saldo era di -423 miliardi di euro (Pubbliche amministrazioni -766 miliardi, Banche -265 miliardi e Altri settori +579 miliardi).

Per quanto riguarda i primi sette mesi del 2015, il conto corrente della bilancia dei pagamenti ha segnato un saldo positivo di 14,4 miliardi. Nel conto finanziario, la domanda di titoli di Stato italiani da parte degli investitori esteri ha comportato acquisti netti per 56,7 miliardi e titoli azionari per 16,7 miliardi. Gli italiani, invece, hanno effettuato acquisti netti di titoli esteri di portafoglio per 98 miliardi (di cui circa due terzi in quote di fondi comuni) ed investimenti diretti per 9,7 miliardi di euro.

La Banca d’Italia ha sottolineato in proposito che “l’espansione del comparto del risparmio gestito, in cui i fondi di diritto estero rivestono un ruolo molto rilevante, è dipesa dallo spostamento dei risparmi da titoli di Stato e obbligazioni bancarie retail verso forme di investimento più diversificate. Agli acquisti di titoli hanno contribuito anche le banche italiane, effettuando investimenti per 25,9 miliardi in obbligazioni estere (principalmente titoli pubblici francesi, tedeschi e spagnoli)”. In complesso, nei primi sette mesi dell’anno, gli italiani hanno investito all’estero 11,3 miliardi più di quanto non abbiano fatto gli stranieri in Italia.

Mentre si continua a sostenere la necessità di attrarre investimenti esteri in Italia, non ci si è accorti che è il risparmio italiano a prendere il volo: non per colpa dei cittadini, ma delle scelte nella allocazione che viene fatta dagli intermediari.

Come ulteriore paradosso, va sottolineato che una quota consistente della liquidità immessa dalla Bce con i suoi vari interventi, dalle Tltro al Qe, si sta riversando sempre più all’estero. E’ un fenomeno che è divenuto sempre più vistoso a partire dal luglio del 2014 e che non riguarda solo l’Italia, ma tutti i Paesi GIIPS (Grecia, Italia, Irlanda, Portogallo e Spagna) rispetto ai Paesi DNLF (Germania, Olanda, Lussemburgo e Finlandia) nell’ambito del sistema Target 2 che registra i rapporti tra le Banche centrali dell’Eurosistema. Il saldo passivo del nostro Paese nel Target 2, finalmente ridottosi a 130 miliardi di euro nel luglio del 2014 dopo aver toccato il peggior livello con -289 miliardi nell’agosto del 2012, si è nuovamente ampliato fino a raggiungere i -232 miliardi a settembre scorso, con una vistosa accelerazione rispetto a marzo quando era ancora di -163 miliardi. Non c’è un nuovo problema di sfiducia nell’Italia, ma di funzionamento dei mercati. Le rilevazioni del sistema Target 2, che rappresentano un sottoinsieme limitato all’area euro delle relazioni finanziarie con l’estero dei residenti in ciascun Paese, dimostrano una nuova, progressiva, divaricazione tra i due gruppi di Paesi, che sottende un altro, ancora taciuto, fallimento della politica monetaria nel contesto di un’area non ottimale.

Il sistema economico italiano si sta debancarizzando: dai 4.220 miliardi intermediati nel 2012, a luglio scorso è arrivato a 3.951 miliardi (-269 miliardi). La finanziarizzazione prosegue: il patrimonio totale netto dei fondi comuni di diritto italiano e di quelli di diritto estero controllati da intermediari italiani è passato dai 399 miliardi del 2012 ai 596 miliardi del secondo semestre 2015 (+197 miliardi), con un flusso netto di nuova raccolta pari a 147 miliardi.

Ancora più veloce è stata la allocazione degli investimenti di portafoglio all’estero: considerando il totale in azioni, fondi comuni e strumenti di debito, nei 15 mesi che vanno dalla fine del primo trimestre del 2014 a quella del secondo trimestre di quest’anno, le attività italiane all’estero sono passate da 842 a 1.089 miliardi di euro (+247 miliardi). Nello stesso periodo, il saldo corrente della bilancia dei pagamenti è stato attivo per 40 miliardi. Gli investimenti di portafoglio italiani all’estero sono quindi cresciuti sei volte più velocemente delle risorse nette acquisite con l’export bi beni e servizi e le altre relazioni correnti.

E’ questa la più profonda riforma strutturale che l’economia italiana sta subendo: è diventata esportatrice netta di risparmio, l’ultimo tesoro che ci era rimasto.

C’è un conto che non torna: la competitività internazionale della produzione italiana e la capacità di allocare convenientemente i fattori della produzione, ivi compreso il capitale, è testimoniata dal saldo attivo della bilancia commerciale,  ma sta subendo un consistente drenaggio di risparmio.

 01/11/2015

 

art 117 perchè viene modificato?

Uno dei più grandi specchietti per le allodole, mai concepito, sta in questo articolo della costituzione italiana, è un lungo articolo al cui interno esistono le potestà legislative che sono asseverate e avocate ( tolte  le competenze ) alle regioni.

Le variazioni fondamentali rispetto al testo originario sono 2.

1948 1999 = testo con 142 parole ( costituzione originaria )

2001 2015 = testo con 643 parole

2016 ( se approvato ) = testo con  844 parole

Il non tecnico, o meglio il cittadino medio, siccome non ha mai capito la modifica del 117 avvenuta fra il  1999 – 2001 che variava una versione precedente, ha oggi di fronte un papello che sembra  apparentemente liscio, sembra più che  metabolizzato e quindi ‘beve’ letteralmente la modifica o meglio la sola parolina cambiata dal cappello del medesimo e qualche parolina qui e la buttata in questo lenzuolo.

Dato che è il vero regolamento costituzionale è arrivato il momento di spezzare definitivamente  le nebbie e fare luce.

Un tecnico, rileva che questa è la porta principale, da dove entra il nefasto incedere di questi anni, ovvero cessione di una infinità di diritti, progressivo impoverimento, potere tecnocrate asfissiante e da ultimo speculazioni sulle privatizzazioni e sulla svendita dei beni indisponibili e  di ogni altro sotto meccanismo, messo in moto che ora è letteralmente senza controllo.

Costi sociali immani dovuti all’imbrigliamento da politiche del rigore , che sono brutalmente state imposte all’Italia dal 2011 in poi e potere incontrastato della troika e  che da questa porta, è entrata e di cui tantissimi italiani hanno totalmente sottovalutato  ignorato o semplicemente.

Questa è la diretta conseguenza di una asimmetria micidiale, avvenuta quando esisteva una diversa condizione socio economica e quindi  è stato   abilmente tenuto nascosto.

E’ un  potere coercitivo per antonomasia quello tecnocrate e tutti gli italiani hanno capito sino a che punto può arrivare.

Questo potere coercitivo, non viene  affatto ridotto a protezione dei cittadini, con la riforma che andremo a votare , risulta invece,  esponenzialmente aumentato, al punto tale  da arrivare a vere e proprie minacce della stabilità civile dello stato nel caso il nostro  stato non obbedirà .

Un Governo, che stringe la mano al suo mandante, che diventa ancora più vassallo e obbedisce ad ordini impartiti fuori dai confini nazionali e null’altro di diverso da questo concetto,  che non contempli, la miserabile esigenza di coloro che si sono intestarditi, a frantumare il concetto di popolo per la nostra Patria.  

Pericolo che proviene da una Europa tecnocrate e lontanissima anni luce, dal sogno europeo per farne realmente una EUROPA DEI POPOLI.

Quanto scritto dunque, non deriva da altro che dalla verifica della realtà, senza fare sconti di nessun tipo.

La potestà legislativa delle regioni prima della riforma del titolo V

La principale delle funzioni regionali è quella legislativa.
Prima della riforma del 2001, si ricavava dalla Costituzione e dagli statuti speciali che le Regioni potevano esercitare, esclusivamente nelle materie loro tassativamente attribuite, vari tipi di potestà legislativa, che si differenziavano l’uno dall’altro in base ai limiti ai quali ciascuno era sottoposto.
In primo luogo, la potestà legislativa c.d. primaria o piena o esclusiva, riconosciuta (nelle materie indicate dai rispettivi statuti) solamente alle Regioni ad autonomia speciale e alle Province autonome.
Oltre ad essere tenuta al rispetto della Costituzione, essa era confinata, all’esterno delle materie, da un lato da limiti di merito, che era compito del Parlamento far rispettare, dall’altro da limiti di legittimità, affidati alla custodia della Corte costituzionale.
Il secondo tipo di potestà legislativa, c.d. concorrente o ripartita, era riconosciuto sia alle Regioni differenziate sia a quelle di diritto comune (nelle materie indicate, rispettivamente, da ciascuno statuto speciale e dall’art. 117 cost.), e si caratterizzava per il fatto di essere sottoposto, oltre che ai limiti di cui sopra, anche a un limite interno alle materie, rappresentato dai principi fondamentali stabiliti per ciascuna materia dalle leggi dello Stato.
Venivano inoltre in considerazione la potestà legislativa c.d. attuativa e la potestà legislativa c.d. integrativa-attuativa di leggi statali.
Loro tramite le Regioni potevano dare svolgimento, senza contraddirle, a leggi statali, adattandole alle specifiche condizioni locali; ma tale potestà, per tradursi in atto, dipendeva da una discrezionale decisione del legislatore statale, che individuasse una materia e conferisse in concreto alle Regioni il potere stesso.
A concretizzare i limiti della potestà legislativa delle Regioni è stato, di regola, il legislatore statale ordinario.

Nelle tre colonne la prima è quella originaria la seconda dopo il 2001  e l’ultima sarebbe quella riformata .

Come si potrà  leggere, esiste una complicazione dopo il  2001 al 2016, ovvero una infinita serie di termini. Di alcuni non vi è straccia nella costituzione del 2001 come principio ( enunciato ) o come preambolo,   zero!  

Il risultato è stato, un assurdo e un immane declino della civiltà  e consegna al potere tecnocrate.

La mano che ha scritto questo articolo non può essere italiana.

Al lettore se  riesce a capire, derivarne le dovute conseguenze..Oggi più che mai chi ha veramente a cuore la nostra patria avendo difronte questo sistema, si rende conto che l’unica speranza che esiste se vogliamo tentare di risollevarci è abbattere questa modifica e tutte le modifiche e riportare esclusivamente la costituzione del 1948 il vero e proprio baluardo che abbiamo a disposizione e null’altro. Ci spetta a chi intende combattere una battaglia epocale, senza precedenti nella storia dei popoli, ma noi siamo lo stato e siamo 65 milioni di cittadini e non possiamo sparire o soccombere.

 

Art. 117. (*)

La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principî fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreché le norme stesse non siano in contrasto con l’interesse nazionale e con quello di altre Regioni:

ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi dipendenti dalla Regione;

circoscrizioni comunali;

polizia locale urbana e rurale;

fiere e mercati;

beneficenza pubblica ed assistenza sanitaria ed ospedaliera;

istruzione artigiana e professionale e assistenza scolastica;

musei e biblioteche di enti locali;

urbanistica;

turismo ed industria alberghiera;

tranvie e linee automobilistiche di interesse regionale;

viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale;

navigazione e porti lacuali;

acque minerali e termali;

cave e torbiere;

caccia;

pesca nelle acque interne;

agricoltura e foreste;

artigianato.

Altre materie indicate da leggi costituzionali.

Le leggi della Repubblica possono demandare alla Regione il potere di emanare norme per la loro attuazione.

Articolo 117

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato [70 e segg.] e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonchè dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; perequazione delle risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull’istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.

Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.

La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni.

La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia.

I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive [3].

La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni.

Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato.

Art. 31. (Modifica dell’articolo 117 della Costituzione) 1. L’articolo 117 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 117. — La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali. Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea; b) immigrazione; c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose; d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi; e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari e assicurativi; tutela e promozione della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; perequazione delle risorse finanziarie; f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo; g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali; norme sul procedimento amministrativo e sulla disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche tese ad assicurarne l’uniformità sul territorio nazionale; h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale; i) cittadinanza, stato civile e anagrafi; l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa; m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare; n) disposizioni generali e comuni sull’istruzione; ordinamento scolastico; istruzione universitaria e programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica; o) previdenza sociale, ivi compresa la previdenza complementare e integrativa; tutela e sicurezza del lavoro; politiche attive del lavoro; disposizioni generali e comuni sull’istruzione e formazione professionale; p) ordinamento, legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni e Città metropolitane; disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni; q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale; commercio con l’estero; r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati, dei processi e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno; s) tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; ambiente ed ecosistema; ordinamento sportivo; disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e sul turismo; t) ordinamento delle professioni e della comunicazione; u) disposizioni generali e comuni sul governo del territorio; sistema nazionale e coordinamento della protezione civile; v) produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia; z) infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale. Spetta alle Regioni la potestà legislativa in materia di rappresentanza delle minoranze linguistiche, di pianificazione del territorio regionale e mobilità al suo interno, di dotazione infrastrutturale, di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, di promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese e della formazione professionale; salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, in materia di servizi scolastici, di promozione del diritto allo studio, anche universitario; in materia di disciplina, per quanto di interesse regionale, delle attività culturali, della promozione dei beni ambientali, culturali e paesaggistici, di valorizzazione e organizzazione regionale del turismo, di regolazione, sulla base di apposite intese concluse in ambito regionale, delle relazioni finanziarie tra gli enti territoriali della Regione per il rispetto degli obiettivi programmatici regionali e locali di finanza pubblica, nonché in ogni materia non espressamente riservata alla competenza esclusiva dello Stato. Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale. Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi dell’Unione europea e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite con legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza. La potestà regolamentare spetta allo Stato e alle Regioni secondo le rispettive competenze legislative. È fatta salva la facoltà dello Stato di delegare alle Regioni l’esercizio di tale potestà nelle materie di competenza legislativa esclusiva. I Comuni e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite, nel rispetto della legge statale o regionale. Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive. La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni. Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato».

MEGLIO CONOSCERE I VERI SCIACALLI

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Cari lettori dopo il terremoto del mese di agosto, mi era venuto per caso , la voglia di approfondire la questione della ricostruzione, ma avevo soprasseduto, in quanto sembrava attività non consona a cittadino degno di questo nome, vista anche la complessità e un momento di disperazione per tanti concittadini. Insomma, non volevo contribuire a girare ‘coltelli nelle piaghe’ acuendo la sensazione della disperazione.

 

Dato però che una nuova tragedia è avvenuta meno di 24 ore fa, sento l’esigenza di far conoscere dettagliatamente di cosa si tratti in quanto, quello che sta avvenendo non promette niente di buono.

L’avvertenza, è che una considerazione preliminare si rende opportuna, prima di leggere un lungo articolato, che potrebbe sembrare di un anti europeista.

Purtroppo invece non è affatto così, anzi se mai è una amara presa di coscienza, in cui tanti ignari concittadini non si rendono conto in che mare di problemi sia immersa la Comunità Europea, lontana sideralmente dai cittadini.

Bisogna considerare  che quello che doveva cadere è caduto e continuerà a crollare ed ecco perché non ci sono state vittime nella scossa di 6.5 di magnitudo. In seconda battuta purtroppo, esisterà un controllo asfissiante, per avere contributi ( caramelle difficili da prendere) per la ricostruzione. La seconda più grave delle considerazioni, è che si considerano contributi, anche i mancati pagamenti delle imposte ( tutte e nessuna esclusa ).

Tali mancati pagamenti,  saranno parificati ad ‘aiuti di stato autorizzati’,  ma  in base a dei parametri, che definirli  assurdi è un puro eufemismo. 

E’ bene precisare di cosa si intenda però. Se ho una attività produttiva di reddito, che per calamità naturali non sono in grado più di avere, come si potrà intendere questo, come mancato pagamento di imposte, se ho azzerato la capacità di contribuzione?

Ad un terremotato, da quello che si legge, arriveranno aiuti con modalità  incredibili che non fanno altro che limitare quanto più possibile   il ricorso a tali sovvenzioni, con casistiche delimitate che rasentano la follia.

Lo scrivente non farà alcuna altra considerazione e resterà semplicemente sconvolto da quello che verrà applicato.

Sarà una ecatombe di diritti senza appelli.

ECCO IL TESTO DEL REGOLAMENTO DI SOLIDARIETÀ DELL’UNIONE  EUROPEA 

 

 

REGOLAMENTO (CE) N. 2012/2002 DEL CONSIGLIO dell’11 novembre 2002 che istituisce il Fondo di solidarietà dell’Unione europea IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA, visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 159, terzo comma, e l’articolo 308, vista la proposta della Commissione (1), visto il parere del Parlamento europeo (2), visto il parere del Comitato economico e sociale (3), vista la risoluzione del Comitato delle regioni (4), considerando quanto segue: (1) In occasione di gravi catastrofi, la Comunità dovrebbe dimostrare la propria solidarietà alla popolazione delle regioni colpite apportando un sostegno finanziario per contribuire, a ripristinare rapidamente condizioni di vita normale in tutte le regioni sinistrate. Il sostegno dovrebbe principalmente essere mobilizzato in caso di catastrofi naturali. (2) Gli strumenti esistenti della coesione economica e sociale permettono di finanziare le azioni di prevenzione dei rischi e il ripristino delle infrastrutture distrutte. Occorre tuttavia prevedere altresì uno strumento supplementare da distinguere dagli altri strumenti comunitari esistenti, che consenta alla Comunità di intervenire in maniera urgente ed efficace al fine di contribuire, nel minor tempo possibile, a mobilitare i servizi di soccorso destinati a soddisfare le necessità immediate della popolazione e a ricostruire a breve termine le principali infrastrutture distrutte in modo da favorire la ripresa delle attività economiche. (3) La solidarietà europea dovrebbe manifestarsi anche nei confronti degli Stati con cui sono in corso i negoziati di adesione all’Unione europea. L’applicazione del presente regolamento a tali Stati necessita di far ricorso all’articolo 308 del trattato. (4) L’aiuto comunitario dovrebbe integrare gli sforzi degli Stati interessati e coprire una parte delle spese pubbliche impegnate per far fronte ai danni causati da una grave catastrofe. (5) In conformità con il principio di sussidiarietà, gli interventi sulla base di questo strumento dovrebbero essere limitati alle gravi catastrofi che causano profonde ripercussioni sulla condizioni di vita dei cittadini, sull’ambiente naturale o sull’economia. ▼B 2002R2012 — IT — 28.06.2014 — 001.001 — 2 (1) Proposta della Commissione del 20 settembre 2002 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale). (2) Parere espresso il 10 ottobre 2002 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale). (3) Parere espresso il 24 ottobre 2002 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale). (4) Risoluzione espressa il 10 ottobre 2002 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale). (6) Dovrebbe essere considerata «grave catastrofe», ai sensi del presente regolamento, qualsiasi catastrofe che, in almeno uno degli Stati interessati, provoca danni considerevoli in termini finanziari o di percentuale del reddito nazionale lordo (RNL). Al fine di poter intervenire in caso di catastrofi che, pur essendo gravi, non raggiungono le soglie stabilite, si possono inoltre autorizzare interventi, in circostanze eccezionali, qualora un paese limitrofo ammissibile sia colpito dalla stessa catastrofe o qualora la maggior parte della popolazione di una regione specifica sia colpita da una catastrofe con profonde e durevoli ripercussioni sulle condizioni di vita dei cittadini. (7) L’intervento comunitario non dovrebbe sostituirsi alla responsabilità dei terzi che, in base al principio «chi inquina paga», sono in primo luogo responsabili dei danni da loro provocati, né scoraggiare le azioni di prevenzione al livello degli Stati membri e della Comunità. (8) Il presente strumento dovrebbe in particolare permettere, mediante una procedura decisionale rapida, di impegnare e mobilizzare risorse finanziarie specifiche nel minor tempo possibile. Le procedure amministrative dovrebbero essere conseguentemente adattate ed essere ridotte allo stretto necessario. A tal fine il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno concluso, il 7 novembre 2002, un accordo interistituzionale sul finanziamento del Fondo di solidarietà dell’Unione europea che integra l’accordo interistituzionale del 6 maggio 1999 sulla disciplina di bilancio e il miglioramento della procedura di bilancio. (9) Può essere auspicabile per lo Stato beneficiario far partecipare le autorità regionali o locali, nel rispetto delle loro disposizioni costituzionali, istituzionali, giuridiche o finanziarie, alla conclusione e all’applicazione delle convenzioni di attuazione, fermo restando che lo Stato beneficiario rimane ad ogni modo responsabile dell’attuazione della sovvenzione, della gestione e del controllo delle operazioni sostenute dal finanziamento comunitario. (10) Le modalità di attuazione di questo strumento dovrebbero essere adeguate all’emergenza della situazione. (11) Un’azione finanziata da questo strumento non può beneficiare allo stesso titolo di un intervento ai sensi del regolamento (CE) n. 1164/94 del Consiglio, del 16 maggio 1994, che istituisce il Fondo di coesione (1), del regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, recante disposizioni generali sui Fondi strutturali (2), del regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, concernente il sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG) (3), del regolamento (CEE) n. 3906/89 del Consiglio, del 18 dicembre 1989, relativo all’aiuto economico a favore della Repubblica di Ungheria e della Repubblica popolare di Polonia (4), del regolamento (CE) n. 1267/1999 del Consiglio, ▼B 2002R2012 — IT — 28.06.2014 — 001.001 — 3 (1) GU L 130 del 25.5.1994, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1265/1999 (GU L 161 del 26.6.1999, pag. 62). (2) GU L 161 del 26.6.1999, pag. 80. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1447/2001 (GU L 198 del 21.7.2001, pag. 1). (3) GU L 160 del 26.6.1999, pag. 80. (4) GU L 375 del 23.12.1989, pag. 11. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2500/2001 (GU L 342 del 27.12.2001, pag. 1). del 21 giugno 1999, che istituisce uno strumento per le politiche strutturali di preadesione (1), del regolamento (CE) n. 1268/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, relativo al sostegno comunitario per misure di preadesione a favore dell’agricoltura e dello sviluppo rurale da attuare nei paesi candidati dell’Europa centrale e orientale nel periodo precedente all’adesione (2), del regolamento (CEE) n. 2760/98 della Commissione, del 18 dicembre 1998, relativo all’attuazione di un programma di cooperazione transfrontaliera nel quadro del programma Phare (3), del regolamento (CE) n. 1266/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, sul coordinamento dell’assistenza ai paesi candidati nel quadro della strategia di preadesione e che modifica il regolamento (CEE) n. 3906/89 (4), del regolamento (CE) n. 555/2000 del Consiglio, del 13 marzo 2000, relativo alla realizzazione di interventi nell’ambito della strategia di preadesione per la Repubblica di Cipro e la Repubblica di Malta (5), del regolamento (CE) n. 2236/95 del Consiglio, del 18 settembre 1995, che stabilisce i principi generali per la concessione di un contributo finanziario della Comunità nel settore delle reti transeuropee (6); i danni risarciti ai sensi di strumenti comunitari e internazionali riguardanti l’indennizzo di danni specifici non possono beneficiare allo stesso titolo di un intervento di questo strumento. (12) Nella fase di attuazione dell’assistenza finanziaria della Comunità, è opportuno garantire la massima trasparenza nonché un controllo adeguato dell’utilizzo degli stanziamenti. (13) È necessaria una gestione finanziaria prudente affinché la Comunità possa intervenire qualora diverse catastrofi di particolare gravità si verifichino nello stesso anno. (14) In casi eccezionali e a seconda della disponibilità delle risorse finanziarie di questo strumento nell’anno in cui si verifica la catastrofe, occorre prevedere eventuali sovvenzioni supplementari da parte di questo strumento nel quadro del Fondo dell’anno successivo. (15) È necessario che sia fissata una data limite per l’impiego del sostegno finanziario concesso e che gli Stati beneficiari giustifichino l’utilizzazione del sostegno ricevuto. Il sostegno ricevuto, successivamente recuperato da terzi o erogato in eccesso rispetto alla valutazione finale dei danni dovrebbe essere recuperato. (16) In ragione di circostanze eccezionali, occorre prevedere che gli Stati colpiti da catastrofi a partire dall’estate 2002 possano beneficiare dell’intervento di questo strumento. ▼B 2002R2012 — IT — 28.06.2014 — 001.001 — 4 (1) GU L 161 del 26.6.1999, pag. 73. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2500/2001 (GU L 342 del 27.12.2001, pag. 1). (2) GU L 161 del 26.6.1999, pag. 87. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2500/2001 (GU L 342 del 27.12.2001, pag. 1). (3) GU L 345 del 19.12.1998, pag. 49. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1596/2002 (GU L 240 del 7.9.2002, pag. 33). (4) GU L 161 del 26.6.1999, pag. 68. (5) GU L 68 del 16.3.2000, pag. 3. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2500/2001 (GU L 342 del 27.12.2001, pag. 1). (6) GU L 228 del 23.9.1995, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1655/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 197 del 29.7.1999, pag. 1). (17) Ai fini della rapida erogazione dell’intervento ai paesi colpiti dalle recenti inondazioni, è estremamente urgente adottare il presente strumento; è pertanto necessario prevedere una deroga al termine di 6 settimane per l’esame da parte dei parlamenti nazionali, di cui alla parte I, punto 3, del protocollo sul ruolo dei parlamenti nazionali dell’Unione europea, allegato al trattato sull’Unione europea e ai trattati che istituiscono le Comunità europee

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO: Articolo 1 È istituito un Fondo di solidarietà dell’Unione europea, di seguito denominato «Fondo», il cui obiettivo è permettere alla Comunità di affrontare situazioni d’emergenza in maniera rapida, efficace e flessibile, secondo le condizioni definite nel presente regolamento. ▼M1 Articolo 2 1. Su richiesta di uno Stato membro o di un paese con cui sono in corso i negoziati di adesione all’Unione di seguito denominato «Stato ammissibile», il Fondo può essere mobilitato qualora si producano serie ripercussioni sulle condizioni di vita dei cittadini, sull’ambiente naturale o sull’economia di una o più regioni di tale Stato ammissibile a seguito del verificarsi di una catastrofe naturale grave o regionale sul territorio dello stesso Stato ammissibile o di uno Stato ammissibile limitrofo. I danni diretti causati come conseguenza diretta di una catastrofe naturale sono considerati parte dei danni causati da tale catastrofe naturale. 2. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale grave» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca, in uno Stato ammissibile, danni diretti stimati a oltre 3 000 000 000 EUR a prezzi del 2011, o superiori allo 0,6 % del suo RNL. 3. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale regionale» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provochi, in una regione di livello NUTS 2 di uno Stato ammissibile, danni diretti superiori all’1,5 % del prodotto interno lordo (PIL) di tale regione. In deroga al primo comma, qualora la regione interessata, nella quale si è verificata la catastrofe naturale, sia una regione ultraperiferica ai sensi dell’articolo 349 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, per «catastrofe naturale regionale» s’intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca danni diretti superiori all’1 % del PIL di tale regione. Se la catastrofe naturale riguarda diverse regioni di livello NUTS 2, la soglia è applicata alla media del PIL di queste regioni ponderata in base alla parte dei danni totali subita da ciascuna regione. 4. Il Fondo può essere mobilitato anche per qualsiasi catastrofe naturale in uno Stato ammissibile che costituisce anche una catastrofe naturale grave in uno Stato ammissibile limitrofo. ▼B 2002R2012 — IT — 28.06.2014 — 001.001 — 5 5. Ai fini del presente articolo sono utilizzati dati statistici armonizzati forniti da Eurostat. ▼B Articolo 3 ▼M1 1. L’assistenza è concessa sotto forma di un contributo finanziario del Fondo. Per ogni catastrofe naturale è concesso a uno Stato ammissibile un unico contributo finanziario. 2. L’obiettivo del Fondo è integrare gli sforzi degli Stati interessati e coprire una parte delle spese pubbliche sostenute per aiutare lo Stato ammissibile ad attuare, in base alla natura della catastrofe naturale, le seguenti operazioni essenziali di emergenza e recupero: a) ripristino della funzionalità delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell’energia, dell’acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità e dell’istruzione; b) realizzazione di misure provvisorie di alloggio e finanziamento dei servizi di soccorso destinati a soddisfare le necessità della popolazione colpita; c) messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione e misure di protezione del patrimonio culturale; d) ripulitura delle zone danneggiate, comprese le zone naturali, in linea, se del caso, con approcci eco-compatibili e ripristino immediato delle zone naturali colpite al fine di evitare gli effetti immediati legati all’erosione del suolo. Ai fini della lettera a), per «ripristino della funzionalità» si intende il ripristino, per le infrastrutture e gli impianti, delle condizioni precedenti al verificarsi della catastrofe naturale. Qualora non sia giuridicamente possibile o economicamente giustificato ristabilire la situazione precedente al verificarsi della catastrofe naturale, o qualora lo Stato beneficiario decida di spostare l’infrastruttura o l’impianto colpiti o di migliorarne la funzionalità al fine di potenziare la capacità di resistenza alle catastrofi naturali future, il Fondo può contribuire ai costi di ripristino solo fino a concorrenza dell’ammontare dei costi stimati per il ripristino dello status quo ante. I costi che eccedono il livello di cui al secondo comma sono finanziati dallo Stato beneficiario mediante fondi propri o, se possibile, mediante altri fondi dell’Unione. Ai fini della lettera b), per «misure provvisorie di alloggio» si intende una sistemazione alloggiativa che dura fino a quando la popolazione colpita sia in grado di ritornare alle abitazioni originarie dopo che queste sono state riparate o ricostruite. 3. I pagamenti a titolo del Fondo si limitano a finanziare le misure destinate a mitigare i danni non assicurabili e sono recuperati qualora i costi sostenuti per riparare i danni siano in seguito coperti da terzi conformemente all’articolo 8, paragrafo 4. 4. L’imposta sul valore aggiunto (IVA) non costituisce una spesa ammissibile di un’operazione, tranne qualora non sia recuperabile a norma della legislazione nazionale sull’IVA. ▼M1 2002R2012 — IT — 28.06.2014 — 001.001 — 6 5. L’assistenza tecnica per la gestione, il monitoraggio, l’informazione e la comunicazione, la risoluzione dei reclami, il controllo e l’audit non è ammissibile per il contributo finanziario del Fondo. I costi relativi alla preparazione e all’attuazione delle operazioni di cui al paragrafo 2, compresi quelli relativi alla perizia tecnica fondamentale, sono ammissibili come parte dei costi di progetto. 6. Qualora le operazioni di cui al paragrafo 2 a cui il Fondo ha contribuito finanziariamente generino entrate, il contributo finanziario totale del Fondo non supera i costi netti totali delle operazioni di emergenza e recupero sostenuti dallo Stato beneficiario. Lo Stato beneficiario allega una dichiarazione in tal senso nella relazione sull’attuazione del contributo del Fondo di cui all’articolo 8, paragrafo 3. 7. Il 1o ottobre di ogni anno dovrebbe essere rimanere disponibile almeno un quarto dell’importo annuo del Fondo per coprire i fabbisogni che si presentassero entro la fine dell’anno. ▼B Articolo 4 ▼M1 1. Non appena possibile, e comunque non oltre dodici settimane dalla data in cui si è verificato il primo danno a seguito di una catastrofe naturale, le autorità nazionali competenti di uno Stato ammissibile possono presentare alla Commissione una domanda di contributo finanziario del Fondo, fornendo, come minimo, tutte le informazioni disponibili relative: a) ai danni diretti totali provocati dalla catastrofe naturale e al loro impatto sulla popolazione, sull’economia e sull’ambiente interessati; b) alla stima dei costi delle operazioni di cui all’articolo 3, paragrafo 2; c) alle altre fonti di finanziamento dell’Unione; d) ad ogni altra fonte di finanziamento nazionale o internazionale, compresa la copertura assicurativa pubblica e privata, che potrebbe contribuire a coprire i costi di riparazione dei danni; e) ad una breve descrizione dell’attuazione della legislazione dell’Unione in materia di prevenzione e gestione dei rischi di catastrofe naturale relativa alla natura della catastrofe naturale. 1 bis. In casi giustificati, le autorità nazionali competenti possono presentare, dopo la scadenza del termine di cui al paragrafo 1, informazioni supplementari per completare o aggiornare la propria domanda. 1 ter. La Commissione elabora orientamenti sulle modalità di accesso e attuazione efficace del Fondo. Gli orientamenti sono redatti entro il 30 settembre 2014 e forniscono informazioni dettagliate sulle procedure per la stesura della domanda, compresi i requisiti relativi alle informazioni da trasmettere alla Commissione. Gli orientamenti sono pubblicati sui siti web delle direzioni generali competenti della Commissione e quest’ultima provvede alla loro ulteriore diffusione agli Stati ammissibili. ▼M1 2002R2012 — IT — 28.06.2014 — 001.001 — 7 1 quater. In caso di catastrofe naturale in evoluzione progressiva, il termine di cui al paragrafo 1 decorre dalla data in cui le autorità pubbliche dello Stato ammissibile adottano i primi provvedimenti ufficiali contro gli effetti della catastrofe naturale o dalla data in cui dichiarano uno stato di emergenza. 2. Sulla base delle informazioni di cui al paragrafo 1 e di eventuali precisazioni fornite dallo Stato ammissibile, la Commissione valuta se sussistono le condizioni per la mobilitazione del Fondo e determina l’importo di ogni eventuale contributo finanziario del Fondo nel minor tempo possibile e comunque entro sei settimane dal ricevimento della domanda, contate a partire dalla data di ricevimento della domanda completa escludendo il tempo necessario per la traduzione, e nei limiti delle disponibilità finanziarie. Se la Commissione decide di concedere un contributo finanziario del Fondo sulla base di una domanda pervenuta dopo il 28 giugno 2014 per una catastrofe naturale che rientra nell’ambito di applicazione del presente regolamento, può respingere una nuova domanda di contributo finanziario relativa a una catastrofe naturale della stessa natura o ridurre l’importo da mettere a disposizione se lo Stato membro è oggetto di una procedura di infrazione e la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito con sentenza definitiva che lo Stato membro interessato non ha attuato la legislazione dell’Unione in materia di gestione e prevenzione dei rischi di catastrofe che è direttamente collegata alla natura della catastrofe naturale subita. La Commissione riserva a tutte le domande di contributo finanziario del Fondo un trattamento equo. 3. Qualora abbia concluso che ricorrono le condizioni per concedere un contributo finanziario del Fondo, la Commissione presenta senza indugio al Parlamento europeo e al Consiglio le proposte necessarie per mobilitare il Fondo e autorizzare i corrispondenti stanziamenti. Tali proposte comprendono: a) tutte le informazioni disponibili di cui al paragrafo 1; b) tutte le altre informazioni pertinenti in possesso della Commissione; c) una prova che sono soddisfatte le condizioni di cui all’articolo 2; e d) un giustificativo degli importi proposti. La decisione di mobilitare il Fondo è adottata congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio il più presto possibile dopo la presentazione della proposta della Commissione. Sia la Commissione, da una parte, che il Parlamento europeo e il Consiglio, dall’altra, si adoperano per ridurre al minimo il tempo necessario per mobilitare il Fondo. 4. Quando gli stanziamenti sono messi a disposizione dal Parlamento europeo e dal Consiglio, la Commissione adotta, mediante un atto di esecuzione, una decisione relativa alla concessione del contributo finanziario del Fondo e versa immediatamente tale contributo finanziario in un’unica rata allo Stato beneficiario. Se è stato erogato un anticipo a norma dell’articolo 4 bis è versato soltanto il saldo. ▼M1 2002R2012 — IT — 28.06.2014 — 001.001 — 8 5. Il periodo di ammissibilità delle spese decorre dalla data del primo verificarsi del danno di cui al paragrafo 1. In caso di catastrofe naturale in evoluzione progressiva il periodo di ammissibilità delle spese decorre dalla data cui le autorità pubbliche dello Stato ammissibile hanno agito per la prima volta o dalla data in cui dichiarano uno stato di emergenza di cui al paragrafo 1 quater. Articolo 4 bis 1. Al momento della presentazione di una domanda di contributo finanziario del Fondo alla Commissione, uno Stato membro può chiedere il versamento di un anticipo. La Commissione effettua una valutazione preliminare per accertare se la domanda soddisfa le condizioni di cui all’articolo 4, paragrafo 1, e verifica la disponibilità delle risorse di bilancio. Ove tali condizioni siano soddisfatte e siano disponibili risorse sufficienti, la Commissione può adottare, mediante un atto di esecuzione, una decisione con cui è concesso l’anticipo e versa tale anticipo senza indugio prima dell’adozione della decisione di cui all’articolo 4, paragrafo 4. Il versamento di un anticipo non pregiudica la decisione finale in merito alla mobilitazione del Fondo. 2. L’importo dell’anticipo non supera il 10 % dell’importo del contributo finanziario previsto e in nessun caso è superiore a 30 000 000 EUR. Una volta che l’importo finale del contributo finanziario sia stato determinato, la Commissione tiene conto dell’importo dell’anticipo prima di provvedere al saldo del contributo finanziario. La Commissione recupera gli anticipi versati indebitamente. 3. Qualsiasi importo dovuto al bilancio generale dell’Unione è rimborsato entro il termine indicato nell’ordine di riscossione emesso a norma dell’articolo 78 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio (1). Detto termine corrisponde all’ultimo giorno del secondo mese successivo all’emissione dell’ordine. 4. Al momento di adottare il progetto di bilancio generale dell’Unione per un dato esercizio finanziario, la Commissione, laddove necessario per garantire la tempestiva disponibilità di risorse di bilancio, propone al Parlamento europeo e al Consiglio di mobilitare il Fondo per un importo fino ad un massimo di 50 000 000 EUR per il versamento di anticipi e di iscrivere i corrispondenti stanziamenti nel bilancio generale dell’Unione. Le disposizioni di bilancio rispettano i massimali di cui all’articolo 10, paragrafo 1, del regolamento(UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio (2). Articolo 5 1. Un atto di esecuzione adottato ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 4, contiene nel suo allegato disposizioni dettagliate per l’attuazione del contributo finanziario del Fondo. ▼M1 2002R2012 — IT — 28.06.2014 — 001.001 — 9 (1) Regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2012 (GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1). (2) Regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014- 2020 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884). Tali disposizioni descrivono, in particolare, il tipo e la localizzazione delle operazioni che saranno finanziate dal Fondo a seguito di una proposta dello Stato ammissibile. 2. Prima di versare un contributo finanziario del Fondo a uno Stato ammissibile che non è uno Stato membro, la Commissione stipula con tale Stato un accordo di delega che fissa le disposizioni dettagliate per l’attuazione del contributo finanziario del Fondo di cui al paragrafo 1, conformemente al regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 e al regolamento delegato (UE) n. 1268/2012 della Commissione (1), nonché gli obblighi relativi alla prevenzione e alla gestione dei rischi di catastrofe naturale. 3. La responsabilità di selezionare le singole operazioni e di attuare il contributo finanziario del Fondo spetta allo Stato beneficiario, conformemente al presente regolamento, in particolare all’articolo 3, paragrafi 2 e 3, all’atto di esecuzione di cui all’articolo 4, paragrafo 4, e, se del caso, all’accordo di delega di cui al paragrafo 2 del presente articolo. 4. Il contributo finanziario del Fondo concesso a uno Stato membro è attuato nell’ambito della gestione concorrente conformemente al regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012. Il contributo finanziario del Fondo concesso a uno Stato ammissibile che non è uno Stato membro è attuato nell’ambito della gestione indiretta conformemente al suddetto regolamento. 5. Fatta salva la responsabilità della Commissione in materia di esecuzione del bilancio generale dell’Unione, gli Stati beneficiari sono responsabili della gestione delle operazioni che beneficiano dell’aiuto del Fondo, nonché del controllo finanziario di tali operazioni. Essi adottano in particolare le seguenti misure: a) verificare la messa in opera e l’applicazione di meccanismi di gestione e di controllo tali da garantire un utilizzo efficace e corretto dei fondi dell’Unione, conformemente ai principi di una sana gestione finanziaria; b) verificare la corretta esecuzione delle azioni finanziate; c) assicurarsi che le spese finanziate si fondino su documenti giustificativi verificabili e siano corrette e regolari; d) prevenire, individuare e rettificare le irregolarità e recuperare gli importi indebitamente versati, compresi, se del caso, gli interessi di mora. Gli Stati beneficiari notificano tali irregolarità alla Commissione e la mantengono informata sull’evoluzione delle procedure amministrative e giudiziarie. ▼M1 2002R2012 — IT — 28.06.2014 — 001.001 — 10 (1) Regolamento delegato (UE) n. 1268/2012 della Commissione, del 29 ottobre 2012, recante le modalità di applicazione del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione (GU L 362 del 31.12.2012, pag. 1). 6. Gli Stati beneficiari designano gli organismi responsabili della gestione e del controllo delle operazioni che beneficiano dell’aiuto del Fondo conformemente agli articoli 59 e 60 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012. In tale attività tengono conto dei criteri riguardanti l’ambiente interno, le attività di controllo, l’informazione e la comunicazione e il monitoraggio. Gli Stati membri possono designare gli organismi già designati a norma del regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (1). Al momento della presentazione della relazione e della dichiarazione di cui all’articolo 8, paragrafo 3, del presente regolamento, tali organismi designati trasmettono alla Commissione le informazioni di cui all’articolo 59, paragrafo 5, o all’articolo 60, paragrafo 5, del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 che riguardano l’intero periodo di attuazione. 7. Lo Stato beneficiario procede alle rettifiche finanziarie necessarie quando viene constatata un’irregolarità. Tali rettifiche consistono nell’annullare in tutto o in parte il contributo finanziario del Fondo. Lo Stato beneficiario recupera qualunque somma persa in seguito a un’irregolarità. 8. Fatti salvi le competenze della Corte dei conti o i controlli effettuati dallo Stato beneficiario conformemente alle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali, la Commissione può effettuare controlli in loco delle operazioni finanziate dal Fondo. La Commissione ne informa lo Stato beneficiario in modo da ottenere tutto l’aiuto necessario. Funzionari o altri agenti dello Stato membro interessato possono partecipare a tali controlli. 9. Lo Stato beneficiario fa sì che tutti i documenti giustificativi relativi alle spese sostenute siano mantenuti a disposizione della Commissione e della Corte dei conti per tre anni dalla chiusura dell’assistenza concessa dal Fondo. Articolo 6 1. Lo Stato beneficiario è responsabile del coordinamento tra il contributo finanziario dal Fondo alle operazioni di cui all’articolo 3, da un parte, e l’assistenza dei fondi strutturali e d’investimento europei, della Banca europea per gli investimenti e di altri strumenti di finanziamento dell’Unione, dall’altra. 2. Lo Stato beneficiario garantisce che le spese rimborsate a norma del presente regolamento non siano rimborsate attraverso altri strumenti di finanziamento dell’Unione, in particolare gli strumenti della politica di coesione, agricola o della pesca. 3. I danni risarciti ai sensi di strumenti dell’Unione o internazionali riguardanti l’indennizzo di danni specifici non possono beneficiare allo stesso titolo dell’assistenza del Fondo. ▼M1 2002R2012 — IT — 28.06.2014 — 001.001 — 11 (1) Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320). Articolo 7 Le operazioni oggetto di un finanziamento del Fondo sono conformi alle disposizioni del trattato e agli strumenti adottati ai sensi dello stesso, nonché alle politiche e alle misure dell’Unione, in particolare in materia di gestione finanziaria, appalti pubblici, tutela dell’ambiente, prevenzione e gestione dei rischi di catastrofe naturale e adattamento ai cambiamenti climatici, comprese, ove opportuno, approcci eco-compatibili, e agli strumenti di assistenza della preadesione. Se del caso, le operazioni finanziate dal Fondo contribuiscono agli obiettivi dell’Unione in tali settori. Articolo 8 1. Il contributo finanziario del Fondo è utilizzato entro un periodo di diciotto mesi a decorrere dalla data in cui la Commissione ha erogato l’intero importo dell’assistenza. La parte di contributo finanziario che non sia stata impiegata entro tale termine o che sia stata utilizzata per operazioni non ammissibili è recuperata dalla Commissione a carico dello Stato beneficiario. 2. Gli Stati beneficiari cercano di ottenere ogni possibile indennizzo da terzi. 3. Entro sei mesi dalla scadenza del periodo di diciotto mesi di cui al paragrafo 1, lo Stato beneficiario presenta una relazione sull’attuazione del contributo finanziario del Fondo corredata di una dichiarazione giustificativa delle spese. La relazione indica gli altri finanziamenti eventualmente ricevuti per le operazioni interessate, compresi i rimborsi assicurativi e gli indennizzi ottenuti da terzi. La relazione di attuazione precisa: a) le misure di prevenzione adottate o proposte dallo Stato beneficiario per limitare futuri danni ed evitare, nella misura del possibile, il ripetersi di catastrofi naturali analoghe, compreso l’uso a tal fine dei fondi strutturali e di investimento dell’Unione; b) lo stato di attuazione della pertinente legislazione dell’Unione in materia di prevenzione e gestione dei rischi di catastrofe naturale; c) l’esperienza acquisita dalla catastrofe naturale nonché i provvedimenti adottati o proposti per garantire la protezione dell’ambiente e la resilienza in relazione ai cambiamenti climatici e alle catastrofi naturali; e d) qualsiasi altra informazione pertinente sulle misure di prevenzione e mitigazione adottate in relazione alla natura della catastrofe naturale. La relazione di attuazione è corredata del parere di un organismo di revisione contabile indipendente, elaborato conformemente alle norme di revisione internazionalmente riconosciute, che attesta che la dichiarazione giustificativa delle spese fornisce un quadro fedele e che il contributo finanziario del Fondo è legale e regolare, conformemente all’articolo 59, paragrafo 5, e all’articolo 60, paragrafo 5, del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012. ▼M1 2002R2012 — IT — 28.06.2014 — 001.001 — 12 Al termine della procedura di cui al primo comma la Commissione effettua la chiusura dell’assistenza del Fondo. 4. Qualora il costo di indennizzo dei danni sia successivamente coperto da terzi, la Commissione chiede allo Stato beneficiario il rimborso della somma corrispondente compresa nel contributo finanziario del Fondo. Articolo 9 Le domande di contributo finanziario del Fondo e gli atti di esecuzione di cui all’articolo 4, paragrafo 4, nonché l’accordo di delega, le relazioni ed eventuali altri documenti pertinenti indicano tutti gli importi in euro. Gli importi delle spese sostenute nelle valute nazionali sono convertiti in euro in base ai tassi di cambio pubblicati nella serie C della Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il giorno in cui il relativo atto di esecuzione è stato adottato dalla Commissione. Qualora nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea non sia pubblicato il tasso di cambio il giorno in cui il relativo atto di esecuzione è stato adottato dalla Commissione, la conversione si effettua in base alla media dei tassi contabili mensili stabiliti dalla Commissione con riferimento a tale periodo. Questo tasso di cambio unico è utilizzato durante l’intero periodo di attuazione del contributo finanziario del Fondo e come base per la relazione finale di attuazione, per la dichiarazione sull’attuazione e per gli elementi del contributo finanziario richiesti a norma dell’articolo 59, paragrafo 5, o dell’articolo 60, paragrafo 5, del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012. ▼B Articolo 10 1. In casi eccezionali, se le residue risorse finanziarie del Fondo disponibili per l’esercizio in cui si verifica la catastrofe non sono sufficienti a coprire l’importo dell’intervento ritenuto necessario dall’autorità di bilancio, la Commissione può proporre di finanziare la differenza attingendo dal Fondo per l’esercizio successivo. Il massimale annuo di bilancio del Fondo è in ogni caso rispettato sia nell’esercizio in cui la catastrofe si verifica, sia nell’esercizio successivo. ▼M1 2. Qualora nuovi elementi comprovino una valutazione significativamente inferiore dei danni subiti, lo Stato beneficiario rimborsa alla Commissione l’importo corrispondente del contributo finanziario del Fondo. Articolo 11 1. La Commissione adotta provvedimenti opportuni volti a garantire che, nella realizzazione delle azioni finanziate a norma del presente regolamento, gli interessi finanziari dell’Unione siano tutelati mediante l’applicazione di misure preventive contro la frode, la corruzione e ogni altra attività illecita, mediante controlli efficaci e, ove fossero rilevate irregolarità, mediante il recupero delle somme indebitamente versate e, se del caso, sanzioni amministrative e finanziarie effettive, proporzionate e dissuasive. ▼M1 2002R2012 — IT — 28.06.2014 — 001.001 — 13 2. La Commissione o i suoi rappresentanti e la Corte dei conti hanno potere di revisione contabile, esercitabile sulla base di documenti e sul posto, su tutti i beneficiari di finanziamenti, contraenti e subcontraenti che hanno ottenuto finanziamenti dell’Unione nell’ambito del presente regolamento. 3. L’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) può effettuare indagini, compresi controlli e ispezioni sul posto, conformemente alle disposizioni e procedure stabilite dal regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (1) e dal regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio (2) per accertare eventuali frodi, casi di corruzione o altre attività illecite lesive degli interessi finanziari dell’Unione in relazione a un contratto relativo a finanziamenti dell’Unione. 4. Fatti salvi i paragrafi 1, 2 e 3, gli accordi di delega con i paesi terzi, i contratti e le decisioni di concessione di un contributo finanziario del Fondo derivanti dall’attuazione del presente regolamento contengono disposizioni che autorizzano espressamente la Commissione, la Corte dei conti e l’OLAF a svolgere tali audit e indagini in conformità delle rispettive competenze. ▼B Articolo 12 La Commissione, anteriormente al 1o luglio, presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’attività del Fondo dell’anno precedente. Tale relazione contiene in particolare informazioni relative agli articoli 3, 4 e 8. ▼M1 __________ ▼B Articolo 15 Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. ▼M1 2002R2012 — IT — 28.06.2014 — 001.001 — 14 (1) Regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parl